Turistiche o pericolose e illegali da visitare: città fantasma in Italia!!

Viaggiando con Le Mat in questa estate pazzesca…mi sono appassionata di ghost town: città abbandonate per vari motivi a volte economici, a volte per fenomeni naturali o migrazioni o altro ancora.

Questa scoperta inizia per me in luglio in Sardegna, nel Sulcis, in compagnia della cooperativa sociale San Lorenzo. Sono in viaggio con “Teresa”, la viaggiatrice Le Mat che racconta con i suoi video le storie degli imprenditori sociali Le Mat. Un giorno, nel tardo pomeriggio, arriviamo nei pressi di Tratalias ( CI).
Ad un bivio inchiodiamo la macchina, a destra si prosegue per la città nuova, a sinistra per la città vecchia. In mezzo Renate ci fa notare un’opera della cooperativa San Lorenzo: Casa Fenu. Si tratta di un palazzotto signorile, databile alla fine del 1700, appartenuto fino a qualche decina di anni fa ad una famiglia di proprietari terrieri del paese di Tratalias, assegnato in comodato d’uso gratuito dal comune alla cooperativa S.Lorenzo per la realizzazione di una struttura ricettiva che può accogliere disabili, inquadrabile nell’ambito dei progetti della San Lorenzo in materia di ospitalità e turismo.
Già questo mi lascia abbastanza sconvolta, per ora un grande cantiere, un progetto ambizioso…in una realtà economica e sociale molto difficile, con una crescente disoccupazione giovanile, che colpisce soprattutto le donne, e una disoccupazione di ritorno causata dalla dismissione delle attività industriali.

Ma mi manca ancora un tassello fondamentale per capire la portata di questo progetto. Scorgiamo sulla sinistra, poco in lontananza il profilo di una chiesa romanica bellissima: è la chiesa di Santa Maria e quella attorno è Tratalias vecchia.
Ci addentriamo a piedi e qui veramente io e “Teresa” ci sconvolgiamo e non capiamo più niente!!!
Ci ritroviamo al centro di quel che rimane dell’antico villaggio che costituiva l’abitato di Tratalias, prima di essere abbandonato negli anni ’70, in seguito alle infiltrazioni d’acqua e i cedimenti del terreno successivi alla formazione dell’invaso artificiale di Monte Pranu, e rifondato poco distante. Gli edifici del borgo sono tutti ristrutturati e riqualificati a scopo turistico. Ma noi non troviamo nessuno! Tutto chiuso e vuoto.
Una sola porta è aperta, è quella dell’ufficio informazioni turistiche con un ragazzo dentro che assaliamo di domande!
Lui ci dice che nel borgo ristrutturato vengono ogni tanto i bambini a fare dei laboratori ddattici in merito ad antichi mestrieri e artigianato, ma noi chiediamo? e i viaggiatori? e le attività? e le persone ? perchè non ci vengono ad abitare? che sia per una vacanza o per tutta la vita? Sarà pur meglio di quel paesotto nuovo poco più in là!!!
La risposta è ancora più sconvolgente … e con tutto il rispetto non l’abbiamo ancora capita! Ci dice: Nelle case c’è umidità!
Il borgo è bellissimo, non ci vogliamo credere! Un piano di recupero senza persone che lo possano poi animare tenere vivo e sensato!!!
La San Lorenzo si è messa appena fuori al borgo con il progetto della Casa Fenu…e io spero proprio che dia una mano ad innescare questo processo di sviluppo, di creazione di piccole attività artigianali e di piccolo commercio e di ricezione turistica.

Di ritorno dalla Sardegna, trovo nella cassetta della posta, la rivista TERRE di MEZZO cui sono abbonata. In prima pagina leggo Ghost Town, un articolo molto bello su Roscigno Vecchia in Campania, anche questa una città fantasma vittima di una frana, leggo con avidità e scopro che anche in questo caso una storia senza senso! Ma anche tanta gente che si impegna per ridare una seconda opportunità a questi luoghi abbandonati.

Poi è la volta della Sicilia. Siamo in agosto e questa volta consapevolmente, accanita nella mia ricerca di senso delle città abbandonate, vado nei luoghi del terremoto del 68 nel Belice. Accompagnata questa volta dalla cooperativa Adaciu che già con Le Mat aveva percorso un pò della sua storia.
Questo viaggio nelle ricostruzioni comincia da Gibellina Nuova con una guida d’eccezione: Gioacchino vive a Gibellina, è socio della coop Adaciu che cerca di crerae opportunità di lavoro per i ragazzi giovani, architetto e anche assessore a Gibellina. Direi uno molto COINVOLTO. La sua narrazione ci prende emotivamente per diversi motivi, insomma anche noi proveniamo da una regione italiana, l’Umbria,  in cui le vicende dei terremoti hanno cambiato la storia delle persone..ma non così tanto come qui. La vicenda di Nocera Umbra dovrebbe averci già ben temprato, ma il senso di sgomento prevalica!.
La visita agli spazi della città di Gibellina nuova comincia davati alla classica mappa del paese e già da qui si capisce con che abbiamo a che fare. Tutti riconoscono un valore artistico straordinario a questa città, per gli interventi di grandi nomi dell’architettura italiana come Quaroni, Venezia, Consagra, Thermes e Purini e altri, Gioacchino ce ne illustra l’essenza ma non dimentica di presentarci e raccontarci anche la quotidianità del vivere in questo museo all’aria aperta pieno di contraddizioni!
Noi non possiamo non sconvorgersi … sembrava non mancare niente: i soldi, un’idea illuminata, un sindaco innovatore, la contaminazione fra la popolazione e gli artisti chiamati a lavorare per la ricostruzione, un progetto che non si dimentica degli spazi per la socializzazione, per la cultura…cosa è andato storto dopo? Perchè le piazze sono vuote, le strade pedonali sono diventate una discarica, la gente si muove solo con la macchina? Perchè i giovani gibellinesi scappano? Perchè le manifestazioni culturali, pur di grande rilievo, non riescono ad attrarre sufficienti persone per popolare la città?
Dal confronto anche con altri membri di Adaciu e con la famiglia Gucciardi che ci ospita ci facciamo un quadro di ipotesi, complesse, che riguardano tanti!.

Nel pomeriggio, Amelia e Maurizio, ci accompagnano a Gibellina Vecchia e a Poggioreale Vecchio. Due casi moto diversi fra di loro..forse nenache paragonabili.
Al crepuscolo ci addentriamo nella Valle del Belice, il paesaggio è fantastico e sempre caratterizzato dalla grande presenza di coltivazioni di vite, alle spalle lasciamo la nuova Gibellina. Attraversiamo i ruderi di Salaparuta, altra località colpita dal terremoto e ricostruita altrove, ma senza fermarci, proseguiamo per Poggioreale.
Un cancello ci sbarra la strada, Maurizio ci dice che il sindaco ha fatto un’ordinanza che non si può più entrare per motivi di sicurezza…entriamo ugualmenet è un brulicare di gente che si aggira per la città fantasma.
Tutto è rimasto come 40 anni fa, qui il terremoto non ha raso al suolo come a Gibellina…si sarebbe potuto recuperare!
E’ impressionante e penso di non saper trovare le parole…il tempo passato ha ovviamnete peggiorato le cose, ma possiamo ancora ammirare quanto bella doveva essere, senza retorica mi sembra di immaginarci la vita dentro. La tentazione di entrare dentro qualche edificio meglio conservato è troppo forte! Amellia e Maurizio ci indicano: la scuola, la posta, la macelleria, il teatro, le chiese, in qualche posto ci intrufoliamo, non siamo i soli. Mi immagino gli abitanti che tornano a prendere le proprie cose…e penso e chiedo “Ci sono stati episodi di sciacallaggio?” Ovviamente si…e mi fa tristezza.
Si scorge la Poggioreale nuova…in basso, penso ai padri o ai nonni che portano i propri figli a far vedere dove abitavano o lavoravano prima…Maurizio mi conferma che è così e che loro stessi ( Adaciu) hanno organizzato piccoli eventi della memoria, drammatizzazioni, racconti, testimonianze molto partecipate e sentitre dai locali…mi viene in mente il viaggio di Paolo Rumiz per i luoghi abbandonati d’Italia e quella testimonianza di un uomo che dice: “Ricordare che cosa faceva tuo padre lì…” Non vedo l’ora che esca il film documentario!
Si sta facendo buio e dobbiamo trasferirci al Cretto.

E’ il crepuscolo, il cretto di Burri quasi quasi mi sembra una liberazione! Penso: almeno Gibellina Vecchia è stata sottratta al triste destino di Poggioreale, almeno qualcuno l’ha consacrata per sempre.
Si questo penso sinceramente!
Mi piacerebbe che tornassero quegli anni in cui il cretto era un magnifico set per il teatro e la danza di altissimo livello…al Museo della Fondazione Orestiadi ho ammirato le macchine di scena di queste prime opere. Anche noi abbiamo il diritto di fruire nuovamente di questo! Altrimenti anche il cretto diventa una brutta cosa che necessita di manutenzioni e perde il senso.
In sostanza…però questa grande coltre di cemento bianco che si dispiega sul fianco scosceso della montagna, di fronte al non-sense delle altre città fantasma visitate nell’estate…mi mette più in pace e a distanza di giorni mi resta un misto di sensazioni e riflessioni di cui mi piacerebbe tanto continuare a parlare con i miei compagni di lavoro Le Mat, a cui queste storie appartengono per differenti motivi! Penso a chi è coinvolto professionalmente, a chi è nato lì, a chi in questi luoghi lavora e intraprende per uno sviluppo sensato, a chi seppur a distanza di centinaia di KM vive, lavora, accoglie in altre bellissime e affascinanti TERRE che TREMARONO!

Un pensiero su “Turistiche o pericolose e illegali da visitare: città fantasma in Italia!!

  1. Carissima Sonia!
    Questo è proprio un bellissimo racconto, più che diviaggio delle cose che incontri e delle riflessioni che fai viaggiando. Io credo che Le Mat dovrebbe farne una NEWSLETTER….insomma mi piacerebbe una newsletter post estate….che racconta e stimola altri a raccontare….magari si comincia con il viaggio di EVA e MALTA.
    A parte questo vorrei discutere con te e con tutti i LE MAT di questa cosa dei luoghi abbandonati. Oggi a RIVA DEL GARDA all’intero di IRIS NETWORK devo parlare di “Rigenerare asset comunitari: beni immobili e spazi pubblici”. Da quando nel lontano 1985 come IL POSTO DELLE FRAGOLE ho rilevato la vecchia Pensione Tritone scontrandomi con il proprietario che era una banca per farne un bel albergo….questa tematica non mi ha mai lasciato….non ci sono però solo beni pubblici abbandonati…ma tanti luoghi privati che se non capiscono che la comunità, l’uso sensato da parte della comunità è l’unico vero valore aggiunto (Valorizzazione)…insomma sono destinati all’abandono…insomma un lavoro immenso per noi imprenditori sociali. A presto Renate

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