La magia di Le Mat

Sabato scorso, 31 marzo, ho partecipato ad una tavola rotonda dal titolo “L’ambiente e il territorio”, in occasione della 412° edizione della Fiera dell’artigianato di Grottaferrata, una delle più antiche al mondo. Mi sono presentato come affiliatore Le Mat e ho raccontato un po’ la storia dell’associazione, del consorzio, del social franchising, del marchio… Sguardi attenti e incuriositi si chiedevano cosa c’entrasse con l’argomento “ambiente”, specialmente dopo l’introduzione del moderatore – il giornalista Antonio Cianciullo de La Repubblica – tutta incentrata sulla questione energetica, sui disastri ambientali e sulla crisi globale. Certo, l’esperienza Le Mat nasce da prospettive apparentemente distanti da quelle ambientali, perché incentrate sulla grande complessità del genere umano, nelle sue infinite varianti tutte un po’ diverse, ma tutte ugualmente preziose.
E allora come arriva Le Mat all’ambiente? Semplicemente perché il tema della sostenibilità non è estraneo a quello della solidarietà, della cura per un soggetto che soffre e che vive un disagio, magari per mancanza d’amore…
In fondo Le Mat nasce affrontando sfide difficili, spesso ritenute impossibili, un po’ come quella che si danno in molti per salvare il pianeta dalle sciagurate azioni di un secolo di “sviluppo” al contempo formidabile e dissennato.
E allora? Allora più che essere Le Mat ad avvicinarsi alla tematica dell’ambiente, sono le associazioni a vocazione ambientalista ad incuriosirsi per Le Mat, soprattutto quelle più propense, all’empowerment che alla lobby, all’operosità piuttosto che alla mera testimonianza, proprio perché in Le Mat riconoscono una sintesi tra sostenibilità, solidarietà e riscatto.
Ogni angolo d’Italia ha un bene prima acquisito, poi ristrutturato e infine abbandonato dall’amministrazione pubblica per manifesta incapacità, dolo o semplice carenza di vedute, perché troppo spesso indaffarata nel salvare il salvabile, correndo dietro al contingente, o peggio, nel sistemare amici e parenti. A rimetterci alla fine della fiera è il territorio tutto, naturale e antropico che sia.
Anche a Grottaferrata ci sono beni sequestrati su cui progettare e anche a Grottaferrata pensano ora di rivolgersi alle imprese sociali. E allora la questione è su quali imprese sociali puntare, con quali caratteristiche, con quale forza progettuale e con quale spinta collettiva alle spalle.
Oggi più che mai l’etichetta non può bastare.
Al termine del dibattito, lascio le brochure ai partecipanti, due giornalisti, una signora gentile dell’ARCI e l’assessore del comune. Ognuno si allontana dalla sala, io mi guardo intorno e incrocio lo sguardo di un ragazzo, che mi fa cenno e mi saluta. È un ragazzo con un tesserino al collo che probabilmente lavora per una cooperativa al servizio della manifestazione. È un ragazzo disabile, che con un sorriso sincero mi dice di aver molto apprezzato quello che ho raccontato. Ed io capisco ancora una volta che questa, in fondo, è la magia di Le Mat.

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