CADORINI, ZOLDANI, MONTI, ALBERI, CHIAVI, OCCHIALI, GELATI E….VENEZIA, la seconda bona mare

Già molte volte vi abbiamo raccontato del Cadore e della cooperativa sociale Cadore., quando ci siamo andati la prima volta e poi ancora e poi ancora e poi quando ci siamo andati con Teresa, la viaggiatrice Le Mat che ha realizzato il video racconto

Un po’ li conoscete ormai i Le Mat del Cadore!

Oggi vi voglio raccontare di un viaggio di lavoro per sviluppare un nuovo viaggio nel mondo dei Cadorini, da proporre a gruppi di viaggiatori intelligenti e curiosi.

E’ stato per me un viaggio davvero diverso ma bellissimo.

Avevamo un ospite, di Monaco di Baviera: la Sonja Heidtmann di Sento – Wanderreisen.

Monaco di Baviera è vicino al Cadore. Sonja è una camminatrice e viaggia con il treno e così abbiamo scoperto che prima di Bolzano lungo la linea Monaco – Verona c’è la stazione di Fortezza e da lì un pullman porta a Cortina e da Cortina a Pieve di Cadore si sta poco…

La cooperativa sociale Cadore ci ha ospitate negli splendidi appartamenti di Perarolo (Luigino ci ha dato il benvenute come nel video racconto!!!) e da lì in compagnia di Luca, Claudio, Elena e molti altri abbiamo cercato di capire che cosa rende davvero speciale il Cadore.
Le montagne sono splendide – l’Antelao, il Pelmo, le 3 Cime e tutte le altre. Ma quello di cui vorremmo raccontare, anche ai nostri futuri viaggiatori, sono i Cadorini e la loro capacità inventiva per combattere la povertà, l’isolamento e le difficili condizioni ambientali.
Il museo del Cidolo a Perarolo racconta nel dettaglio del duro lavoro degli uomini per tagliare gli alberi e trasportarli sul fiume e su enormi zattere fino a Venezia che per diventare quella che è aveva bisogno di pali, legna per costruire e tante altre cose. Tante cose si trasportavano con le Zattere, giù per la Piave, il fiume donna!
I Cadorini facevano chiavi, lavoravano il ferro e poi si sono inventati l’industria degli occhiali – anche qui un bellissimo museo a Pieve di Cadore .

Ma la cosa forse più particolare è la storia dei gelatieri.

Il nostro viaggio è stato una ricerca che  ci ha fatto conoscere tante persone, dai gestori di B&B molto accoglienti come Il Cidolo di Perarolo, la stupenda casa di Cristina a Pieve di Cadore o quella della sua amica a Nebbiù, ai rifugi, ai tanti amici della cooperativa sociale Cadore. Abbiamo camminato per sperimentare i dislivelli e le fatiche, abbiamo assaggiato i Canederli e le altre bontà. Si sta proprio bene nel Cadore e lo potete vedere dalle foto.

Ma questa volta c’era un’altra particolarità: volevamo seguire il filo che lega i Cadorini a Venezia e così Luca ci ha fatto conoscere Paola Brolati, Augusto Gamba detto Charly e Fabio Santin. Artisti, attori, persone davvero speciali! Loro sono di Zoldo. Vivono tra Zoldo e Venezia e in tanti altri luoghi e fanno cose stupende.

A noi ci hanno fatto conoscere una Venezia davvero diversa, la Venezia costruita e vissuta dai Cadorini e dai Zoldani. Ci hanno portato in giro, a piedi e con le barche a conoscere altre persone, e storie, stupende!

Venezia è stata (anche) per lungo tempo la meta della migrazione di poveri montanari, che venivano ad esercitare le professioni di zattieri, squeraroli, fabbri, falegnami, donne di servizio, balie e venditori di dolciumi…”.
Paola e Charly (e l’Associazione Fuori Posto), in collaborazione con l’associazione Arzanà hanno progettato e realizzano due itinerari inediti in Venezia, definiti “itinerari poveri”, sui luoghi della migrazione di montagna in laguna: uno a piedi appunto e uno in barca. Entrambi i percorsi partono dallo squero di San Trovaso. Da attori narrano le vicende della gente di montagna, accompagnando gli spettatori nel loro itinerario a piedi o in barca, vestono i panni di torototela, un cantastorie….
Non mi dimenticherò presto quello stupendo pomeriggio e non vedo l’ora di poter tradurre ai viaggiatori tedeschi le tante storie….
C’è uno splendido libro illustrato dai disegni di Fabio Santin “Venezia, la seconda bona mare” di Paola Brolati e Augusto Gamba – scene di vita e di lavoro della gente di montagna a Venezia, edito dal Centro Internazionale della Grafica di Venezia.
Si legge:” E’ tuttora piuttosto misterioso ricostruire le modalità con cui l’economia zoldana, dopo il fallimento della cooperativa di lavoratori del ferro, si sia rivolta al commercio di dolciumi e, in poco tempo, alla rinomata produzione di gelati. O forse c’è poco da capire: così come in montagna molti erano boscaioli o zattieri data l’abbondanza di legname, o erano stati chiodaioli per la facile reperibilità di ferraglia in giro per il Veneto, così l’idea del gelato dev’essere stata stimolata dalla presenza di ottime materie prime come il latte, la panna, le uova, i frutti di bosco, ma anche la neve e il ghiaccio naturali, e l’esistenza di luoghi refrigerati anche d’estate come le grotte e l’acqua di torrente.
In un documento ormai storico, che porta la firma del Console di Norimberga, datata 24 aprile 1899, tale Valentino Traiber fu Giobatta chiese ed ottenne dal sindaco di Zoldo un certificato di “buona condotta, di fama e di carattere” per poter vendere il suo gelato all’estero.
Nel 1894 l’amministrazione viennese negò la qualifica e la licenza di venditori ambulanti a zoldani e cadorini perché non facessero concorrenza ai venditori di dolciumi austriaci.
I gelatieri bellunesi non si persero d’animo: affittarono dei piccoli negozi, dopo aver verificato che si trovassero nelle zone di passaggio principali delle città. Nacquero così le prime gelaterie artigiane. Durante la prima guerra mondiale gli emigrati gelatieri dovettero abbandonare i paesi ospiti. Dal 1925, però, si procedette alla ricostruzione delle gelaterie artigiane in tutta Europa….
Venezia si sta spopolando…l’industria del turismo sta distruggendo tutto. Paola, Charly e Fabio e le altre persone che abbiamo conosciuto cercano di fare qualcosa:
A Venezia i turisti ci chiedono se indossiamo le maschere anche a casa, se i bambini vanno a scuola, se la gente lavora e dove si nascondono gli uffici. Una giapponese disperata , reduce da un lungo giro a vuoto, ci ha rivolto una domanda significativa:”Where’s the exit?” …Bisogna far capire in tutti i modi che Venezia non è un videogioco, ne una cinecittà di cartapesta..ma che c’è gente che ci nasce, ci cresce, ci lavora, ci vive, la ama e si dà da fare con tutte le proprie forze per poterci rimanere.
Così come la gente di montagna che intende vivere dignitosamente nel proprio paese, nella propria valle, deve essere messa nelle condizioni di poterlo fare…”.
Grazie Claudio, Luca, Paola, Charly e Fabio e grazie a Sonja per questo indimenticabile viaggio di lavoro!

UN VIAGGIO PER TUTTI: https://plus.google.com/u/0/photos/111067809634512679768/albums/5893312101217523057
Se cercate Paola e Charly…info@lemat.it

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