Il Bosco di Collestrada, storie e avventure.

L’appuntamento è al parcheggio del cimitero di Collestrada, e già, si trova proprio vicino al canile. Qui è stato portato il mio pastore maremmano, dopo che è scappato. Ricordo ancora le peripezie, con un amico di Federica (mia figlia), per riportarlo a casa in macchina. Purtroppo “Pancho” ci ha lasciato…, per sempre, e così me lo voglio immaginare, che esplora felice questo bosco.

Pensare che identifico Collestrada con il Centro Commerciale, eppure sono nata a Perugia, ma non ho mai avuto occasione di capitarci, in questa zona. Sono già tutti arrivati. Aspettiamo ancora qualche minuto per permettere agli altri di raggiungerci e poi ci incamminiamo per il sentiero che porta al bosco.

La vegetazione ha l’aspetto tipico dell’inverno che sta finendo troviamo piante di cardi, erica e inoltrandoci sempre più nel bosco, querce, pungitopo, asparagine … ed ecco, ci vengono indicate anche delle tracce di cinghiali, malgrado il bosco sia molto vicino al centro abitato.

C’è un’atmosfera rilassante, come sempre quando si cammina in mezzo alla natura, Antonio vigila su di noi, il percorso è un pò accidentato. I “rumori” che si sentono…, i cinguetti degli uccelli, ma anche le nostre voci, e soprattutto, ascoltiamo con piacere la voce di Sonia, che ci racconta la memoria storica di questo bosco.

Ci narra del tempietto paleocristiano del martire Asclepiodoro, il cui corpo fu diviso in due, ma non c’è traccia del tempio e del corpo, perché i Barbari, scoperto il tempio, lo saccheggiarono e fecero razzia di tutto quello che vi trovarono.

Del “Lazzaretto” di Collestrada, nel quale trovavano rifugio e lavoro molti degli abitanti di Collestrada, ed anche S. Francesco di Assisi. Lazzaretto che fu soppresso dalla Chiesa con Papa Paolo III.

Attraversato il bosco, scopro che si vede in lontananza il Monte Subasio,  e ascolto la narrazione degli episodi di guerre che si disputarono, tra le famiglie nobili di Assisi e Perugia per contendersi queste  terre che stiamo percorrendo. Guerre che hanno visto combattere il “nostro” S. Francesco, e che dopo la prigionia, lo hanno portato a cambiare la propria vita.

E poi ancora, delle guerre tra i famosi condottieri Malatesta e Braccio Fortebraccio, e del fatto quest’ultimo diventò Signore di Perugia, perché conosceva meglio il territorio e organizzò l’esercito adottando una strategia che risultò vincente.

Proseguiamo il nostro cammino, scoprendo una collina caratterizzata da una fila di alberi di dimensioni diverse, che la rendono veramente graziosa, è la zona di Brufa.

E ancora, scopriamo che sotto lo stradone che stiamo percorrendo, sono stati messi dei ciottoli dai tedeschi, che hanno usato il bosco come luogo di accampamento e nascondiglio delle armi. Dell’aereo inglese caduto nel bosco.

Insomma, storie raccontate da persone che hanno vissuto in quei periodi, ma le tracce di questi avvenimenti, non sono a noi visibili.

Ed ecco un altro dei segnali che strada facendo abbiamo incontrato, che indicano il nome dei sentieri, questo ha su scritto, “il Fosso dello Sbirro” ed è legato alle leggende che raccontavano dei cunicoli sotto il bosco, che congiungevano le proprietà delle case coloniche al paese. Cunicoli riaperti all’epoca della guerra, per i civili.

Mentre mi immaginavo le vicende narrate e i diversi personaggi che sono stati ospitati da questo bosco, venivo riportata alla realtà, dalle tracce delle persone incivili che continuano a considerarlo, una “discarica”.
Questo mi rattrista tantissimo, significa che non abbiamo ancora acquisito quella responsabilità civile, che ci dovrebbe dare la consapevolezza che l’ambiente che ci circonda è il Nostro, che il male che facciamo al nostro ambiente, lo facciamo a noi stessi e ai nostri figli.

Ma non mi voglio far sopraffare da questi pensieri, voglio concentrarmi sulle sensazioni positive che questa esperienza mi ha trasmesso, è stata veramente piacevole interessante e rilassante.

Grazie a Sonia e Antonio, e a tutti i compagni di avventura.

Paola Mancini

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