Fiorivano le viole nel laboratorio di Francesco e Fabrizio

La visita al laboratorio fotografico di Francesco e Fabrizio in via dei Cartolari a Perugia ha suscitato interesse e meraviglia nel gruppo di viaggiatori del progetto Ahead che si incontrano al Post di Perugia. I due giovani fotografi ci hanno introdotto nel mondo della fotografia. Nel mondo attuale, fotografare ci appare molto semplice, pigiamo un tasto ed appare l’immagine, ma dietro a questo gesto c’è tanta tecnologia che ci appare incomprensibile. Neanche ci proviamo a capire come si forma l’immagine nei nostri tablet o smartphon, un insieme di circuiti schede elettroniche e contatti elettrici si attivano pigiando o sfiorando il nostro tasto.

 

I due giovani ci fanno capire come è semplice catturare un’immagine con una semplice scatola di cartone chiusa, sul fondo della quale si spalma una gelatina di sali d’argento e si fa penetrare la luce per un determinato tempo all’interno della scatola, attraverso un piccolo foro. L’invenzione della fotografia è tutta qui: la capacità dei sali d’argento di reagire in vario modo a seconda dell’intensità della luce. Per più di un secolo e mezzo questo è stato il procedimento per ottenere le foto, certo con rullini di celluloide o altre materie plastiche, con macchine fotografiche e obbiettivi di vario genere, ma sempre con camera oscura, foro chiuso da un otturatore, tempo di posa. L’avvento dei computer e del digitale hanno rivoluzionato il modo di fotografare e mandato in pensione pellicole fotografiche e relative macchine, anche le più sofisticate.

Ma i due giovani fotografi si sono ribellati all’avanzata del digitale e come archeologi hanno raccolto reperti antichi di macchine fotografiche di legno o reflex, treppiedi e teleobiettivi, ridando vita ad una tecnica dimenticata. Sono anche sperimentatori in quanto riescono ad impressionare le immagini fotografiche in qualsiasi superficie, perfino all’interno di un guscio d’ovo.

 

Costruiscono manualmente macchinette fotografiche con materiali poveri, come cartone e legno e sviluppano e stampano le fotografie con le vecchie tecniche dei nostri antenati. La loro camera oscura per lo sviluppo, è costituita da una tenda da campeggio e i reagenti per lo sviluppo sono contenuti un semplici bacinelle rettangolari, dalle quali magicamente si formano le immagini catturate all’interno delle scatolette con il foro.

Il loro negozio è un bailame di macchine ed accessori per fotografare e crea un suggestivo colpo d’occhio in contrasto con l’asettico ordine dei negozi moderni.

Ma lo scopo dei viaggiatori sociali non è solo di osservare ed apprendere passivamente, ma anche quello di essere curiosi, indagare ed allargare la conoscenza ed ecco che parlando di vecchie fotografie il discorso cade su testimonianze di antichi avvenimenti relativi a fatti avvenuti a Perugia. Viene fuori che Francesco è interessato a raccogliere queste testimonianze e il discorso cade sul circo di Buffalo Bill a Perugia. Francesco ha raccontato questo fatto in un suo blog, ma ha solo l’immagine “dell’uomo forzuto”, a me sembra di avere una foto del circo a S. Giuliana. Un altro corsista, Diego,  fa presente che un altro fatto eclatante a Perugia fu l’esposizione di una balena imbalsamata, ma non si ricordava esattamente i fatti se non la puzza che emanava.

A casa faccio una lunga ricerca della foto del circo di Buffalo Bill ed infine la ritrovo. Con Francesco scambio un certo numero di e-mail e gli invio la foto.

 

 

 

 

 

 

Con ostinazione faccio una ricerca anche della balena e scopro che effettivamente negli anni 50 una balena di 24 mt., caricata su un TIR girava per le città europee e anche italiane. Si hanno notizie e fotografie di esposizioni a Torino, Bologna Roma e Napoli. Non ci sono documenti relativi a Perugia, ma è probabile che nel trasferimento lungo la penisola, sia stata fatta una sosta anche nella nostra città. I ricordi del nostro compagno d corso potrebbe confermarlo. Recupero dal Web foto e notizie e le invio a Francesco, ne discutiamo assieme ed anche lui concorda su quanto ho intuito.

Un piccolo avvenimento che testimonia come dal caso si ottengano informazioni impensabili, ma è la curiosità che spinge l’uomo ad apprendere sempre di più, anche al di fuori dei propri interessi.

Graziano Galletti, 22 aprile 2014

 

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