SENTIERO LUNGO IL TEVERE DA PONTE VALLECEPPI A PONTE FELCINO

4 maggio 2015 – di Graziano Galletti. Foto storiche da Archivio della Memoria Condivisa Comune di Perugia.

I viaggiatori sociali del gruppo di pilotaggio Ahead PG3 di Perugia sono usciti dai borghi della città di Perugia per immergersi nella natura agreste della piana del Tevere. Questo fiume che ha segnato la storia delle nostre civiltà più antiche come gli Umbri, gli Etruschi ed i Romani,  attraversa l’Umbria come una spina dorsale.

Dopo essere disceso tumultuoso dalle falde appenniniche del monte Falterona, scorre pigro e sinuoso nella nostra pianura dando vita ad un paesaggio lussureggiante ed a una popolazione che ha urbanizzato i luoghi attorno ai ponti. E’ proprio da Ponte Valleceppi che inizia il nostro incontro con il fiume.

Sotto la guida di Sonia e Antonio imbocchiamo il sentiero che costeggia il fiume sulla riva sinistra. E’ un sentiero naturalistico facilmente percorribile, in quanto si sviluppa interamente in pianura. Il nostro obiettivo è di raggiungere Ponte Felcino ed immergerci nell’oasi di verde che è il “Bosco  Didattico”. Ci saranno da percorrere circa 4 km., ma abbiamo tutta la mattina a disposizione e, durante le soste,  Sonia ci leggerà alcune storie di attività antiche che si sono sviluppate grazie al fiume. Le storie sono tratte da un libro scritto da Giannermete Romani, grande camminatore, esploratore di sentieri e narratore.

Arrivati ad un’ansa del fiume intravediamo sull’altra sponda una massiccia torre medievale che domina il fiume e Sonia, aperto il libro ci racconta che quella che vediamo è la torre di Pretola,  eretta nel 1370 a difesa delle attività artigianali del posto in particolare del mulino adiacente.

 

 

Attività legate al fiume e svolte fino agli anni 50 del secolo scorso, erano quelle degli uncinatori, i quali con un particolare attrezzo traevano dal fiume il legname che la corrente trascinava. Il recupero del legname, era di una certa importanza per gli abitanti di Pretola, aveva regole precise ed inderogabili, per evitare liti e soprusi.

 

Una seconda attività molto praticata alla quale partecipavano uomini con carretti e moltissime donne, era quella delle lavandaie.

Quando il lavaggio degli indumenti si faceva a mano, molte famiglie perugine,  attività alberghiere o di ristorazione affidavano il cosidetto “bucato” alle lavandaie di Pretola, le quali alla domenica pomeriggio, passavano di casa in casa a raccogliere  la biancheria ed gli indumenti sporchi. Il materiale veniva portato a Pretola con dei carretti, mentre le lavandaie scendevano fino al fiume, a piedi nudi, lungo un antico sentiero denominato anche oggi “sentiero delle lavandaie” e lungo circa 4 km. Il bucato, una volta lavato e sciacquato nel fiume, veniva  il momento dell’asciugatura. Pretola era tutto uno sventolìo di biancheria. A Porta Pesa c’erano i carrettieri che con il carico, e  le lavandaie davano  il via alla riconsegna dei panni puliti nelle case dei clienti.

Il nostro itinerario dopo circa 2 km. si allarga  formando una pinetina e sui tronchi dei pini sono stati installati dei camminamenti  sospesi e delle teleferiche, che in stagione estiva fanno la gioia dei bambini, i quali, opportunamente imbragati, si avventurano in questi camminamenti sospesi.

 

 

Risalendo il corso del fiume, sempre sull’altra riva si intravede tra i fogliami  un fabbricato industriale a picco sul fiume: è il lanificio di Ponte Felcino. Sonia dal suo libro trae le notizie che ci interessano: l’edificio, di proporzioni ragguardevoli, è stato eretto nel 1858 dalla famiglia perugina Bonucci, il fiume forniva  all’opificio la forza motrice per i macchinari e per la produzione di energia elettrica. Impiegava circa 300 dipendenti e produceva stoffe, una realtà consistente per la popolazione del circondario. Il lanificio tra alterne vicende è ancora attivo, l’energia elettrica è ora fornita dalla rete nazionale collegata alla cabina che ci sta di fronte.

Il  sentiero lascia la riva sinistra quando  giungiamo ad un altro ponte che attraversiamo, è quello di Ponte Felcino, la nostra meta è vicina.

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