Diario di un viaggio in Sardegna tra imprenditori sociali. Una storia di resilienza nel deserto della delocalizzazione

Lasciamo Cagliari percorrendo la strada statale 130 che ci porta nell’Iglesiente. Il territorio forse più povero della Sardegna, segnato profondamente dalle vicende  legate alla fine dell’industria mineraria  e dei processi di  deindustralizzazione e desertificazione economica e sociale che ne sono derivati. Dove la maggior parte delle persone sopravvive grazie ad una cassa Integrazione che dura da anni, senza alternative. Nell’area industriale di Iglesias ,  un insieme desolante di resti di vecchi impianti, ha  sede la cooperativa San Lorenzo .  Una collocazione frutto di una scelta incredibilmente coraggiosa fatta alcuni anni fa dal suo presidente , Giuseppe Madeddu, di rilevare il grande capannone di una delle fabbriche più importanti della zona, la Rockwool che aveva scelto di delocalizzare.

Nel capannone dell'ex Rockwool

La sua idea era di farne uno spazio per nuove attività produttive legate ad una idea di sviluppo  produttivo e  ambientale,  occasione di lavoro per giovani del luogo e persone in difficoltà. Un  polo industriale a beneficio del territorio circostante con  produzione energetica attraverso biomasse, per alimentare impianti e attività  legati ad una industria  edilizia ecosostenibile ( materiali isolanti naturali in legno e lana, mattoni e intonaci in terra cruda, ecc).

I cadorini ascoltano i progetti della san Lorenzo

 

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Qui in mezzo a un  grande appezzamento di terreno coltivato a olivi, alberi da frutta, alberi da giardino, ortaggi, sorge un  complesso di edifici   ricavati  dalla ristrutturazione di vecchi casolari abbandonati.

A Terramanna

Il progetto del Polo doveva partire nel 2014. Oggi il grande capannone, messo in sicurezza con proprie risorse è invece vuoto perchè il progetto si sta scontrando; con logiche burocratiche assurde che hanno imposto alla cooperativa San Lorenzo di costruire un nuovo capannone di fronte a quello esistente per il deposito e la lavorazione delle biomasse. Ma ;grazie a determinazione e pazienza; il progetto va avanti comunque e la raccolta di materiali che provengono dall’agricoltura e da altre fonti rinnovabili è in corso producendo energia a basso costo per altre attività della zona. L’incontro, tra imprenditori sociali, tra vecchi e nuovi amici è bello, carico di voglia di raccontarsi, di scambiare le esperienze, di capire come affrontare le tante difficoltà quotidiane, tanto simili anche se in situazioni tanto lontane. Anche Giuseppe e Claudio sono insieme tanto diversi ma anche tanto simili. L’idea di promuovere attività economiche che mettano insieme  ambiente, inclusione lavorativa, rigenerazione di territori, sviluppo integrato tra aree e soggetti diversi sta dietro ad entrambe le storie . Andiamo insieme a vedere uno degli ultimi progetti della san Lorenzo, l’ azienda agricola Terra MannaIl vicepresidente della san Lorenzo spiega obiettivi e passi del progetto di Terramanna

Oltrechè a magazzini di lavoro la parte più grande è finalizzata ad ospitare in forma residenziale o giornaliera persone  soggette a pene alternative o ex detenuti che nell’attività agricola hanno trovato e troveranno una fonte di lavoro e di  reddito. Qui è previsto anche la realizzazione di un punto di ristoro aperto, collegato alla vendita diretta di prodotti ortofrutticoli o vivaistici. Il vicepresidente della coop san Lorenzo, ci racconta di tutte le enormi difficoltà di creare una integrazione sostenibile tra la parte produttiva del progetto e la parte sociale, la difficoltà di avere finanziamenti anche bancari per gli investimenti, ci racconta del lavoro che stanno facendo per costruire gli sbocchi di mercato nel territorio di tali produzione. Fatica, tanta fatica, in ogni passaggio.

Giuseppe ci tiene a fare vedere ai cadorini gli altri luoghi   dove  la cooperativa è impegnata in progetti : Trattalias, villaggio  antico completamente ristrutturato e oggi un importante polo turistico con una Chiesa romanica bellissima , e dove  negli edifici ristrutturati sono sorte attività di ristorazione che offrono prodotti e piatti tipici locali, laboratori artigianali, mostre. www.comune.trattalias.ca.it , un luogo magico, molto frequentato anche dagli stessi sardi nei giorni di festa e  dove la coop San Lorenzo sta cercando di realizzare una residenza alberghiera per persone che hanno problemi di autonomia:  https://casafenu.wordpress.com/ .

La Chiesa di S.Maria di Monserrato a Trattalias

 

Andiamo poi a vedere la Foresta di Marganais

Un luogo magico di sughereti, lecci centenari, in un territorio dove un tempo sorgeva anche un importante villaggio minerario , dove oggi sono stati realizzati sentieri bellissimi per amanti del trekking e  dove con  investimenti tutti a carico della cooperativa è stato realizzato un complesso di accoglienza turistica, con foresteria, bar ristorante, frequentato soprattutto nel periodo estivo.  

La Foresteria a Marganai

Giuseppe ci racconta che hanno dovuto occupare quel posto per potere farne un luogo a disposizione di tutti e dove nei periodi di attività hanno trovato occupazione anche alcuni ragazzi  in situazione di difficoltà sociali.

Poi è la volta di Sant’Antioco, porto turistico famoso della zona, dove è  appoggiata la barca Sara IV, confiscata a mafiosi, usata per attività sociali ed educative.

dal porto di S. Antioco

 

I le Mat sulla barca Sara IV

La creazione di attività e luoghi per una accoglienza turistica  legata alla natura e alla storia di quel territorio, è stato sempre per Giuseppe e la sua cooperativa un obiettivo  nei suoi progetti produttivi, non un settore a sè ma qualcosa che cammina dentro ad un disegno sociale e imprenditoriale di riattivazione di un territorio  che è stato svuotato di risorse, persone, futuro. Qui il legame con le Mat. E oggi anche grazie all’impegno di nuove e giovani risorse umane  nuovi progetti crescono dentro e accanto alla san Lorenzo. A questo dedicheremo in particolare la terza tappa del viaggio, in luoghi e con persone che stanno realizzando  un turismo nuovo cooperativo. 

 

I Le Mat si incontrano. Diario di un viaggio in Sardegna tra imprenditori sociali

Avevamo parlato tante volte con gli amici della coop Cadore di organizzare un viaggio in Sardegna per incontrare persone e luoghi speciali della rete Mat.

La Sardegna per Le Mat è importante, fin dall’inizio del suo percorso di sviluppo si sono creati rapporti e legami forti con imprenditori e imprenditrici sociali che, in contesti non facili, hanno messo in piedi esperienze speciali, coraggiose, reagendo a processi di desertificazione economica e sociale o di finto sviluppo , con idee e attività diverse per creare sviluppo e legami nel territorio. Villaggio Carovana, coop San Lorenzo, Andalas de Amistade sono stati tra i primi soci che hanno aderito a Le Mat. Ci piaceva l’idea di andare oltre il confronto a distanza e creare un incontro diretto tra storie e imprenditori sociali di due territori il Cadore e l’Iglesiente, geograficamente diversi, in realtà simili per il tipo di processi economici e sociali vissuti dentro e per i problemi da affrontare.
Prima tappa Cagliari
Claudio e Luca della coop Cadore sono là da due giorni quando io e Renate arriviamo. Un amico di Luca non solo ha trovato per tutti un b&b dove alloggiare ma ha organizzato un incontro serale per parlare di Le Mat al Bar Florio, un locale situato nel cuore della zona Villanova di Cagliari. Un quartiere fino a qualche anno fà degradato sotto tutti i punti di vista e oggi in piena rinascita . In tutta l’area pedonalizzata si sono aperti molti b&b di persone del quartiere. Io e Renate siamo ospitate dal b&b INAS  di Nella Medinas, che dopo avere perso il lavoro in un ambulatorio di analisi , ha pensato di rimettere a posto la casa dove viveva con la madre e cercare una fonte di reddito.

Con lei parliamo a lungo di come può crescere la sua attività, di come organizzarsi per cercare viaggiatori facendo rete con altri operatori della zona. Renate fa una miniconsulenza a volo su come fare un budget di previsione.

Alle otto di sera andiamo al Bar Florio dove ci aspetta Andrea, il creatore e proprietario di questo luogo divenuto grazie a lui un riferimento di tanti giovani e meno giovani della zona.

Il grande albero a Piazza San Domenico

Alle nove di sera , grazie al suo tam tam attraverso i social, il bar è pieno e con l’aiuto di un giornalista dell’Unione Sarda cominciamo a raccontare .

Street art a Cagliari

Claudio racconta del Cadore, che molti dei presenti non sanno neppure collocare geograficamente, della sua storia di territorio svuotato di persone, di lavoro , di storie produttive a causa dei processi di delocalizzazione, del lungo impegno che da anni fa la cooperativa per attivare nuovi processi di sviluppo economico e sociale, per organizzare una accoglienza turistica diversa da quella tradizionale, del lavoro con i rifugiati, dei risultati e delle fatiche di lavorare in rete, delle difficoltà di trovare nelle istituzioni partner veri nel tempo per progetti duraturi di sviluppo . Renate e io raccontiamo di Le Mat di cosa fa e cosa vuole essere. Dei risultati ma anche delle fragilità . La discussione e il confronto con le persone raccolte nel locale prende subito il via. Molti i racconti delle iniziative culturali e imprenditoriali in corso nel quartiere : la creazione di b&b utilizzando le proprie case, i progetti Musica dai balconi  che da due anni riempie e anima il quartiere, le feste in piazza. Molta la voglia di scambiare anche i problemi, di capire come passare dalle singole iniziative ad una rete che organizza l’accoglienza diffusa dei turisti. Emerge una generazione di giovani, donne, appassionati e motivati a fare della creazione di attività una occasione non solo di reddito ma un elemento di rigenerazione sociale della propria città. Durante l’incontro una sorpresa: arrivano anche i nostri amici di Villaggio Carovana, il calore umano aumenta.

Questo è anche Le Mat, relazioni che non finiscono mai!! Rimaniamo fino a tardi a chiacchierare nella piazza San Domenico, con Andrea e la sua compagna, a scambiare consigli e suggerimenti su come passare a una accoglienza turistica diffusa, con momenti comuni di promozione e organizzazione in rete. Un’altra amicizia creata, un altro punto della rete Le Mat.

Claudio,Luca,Costanza a passeggio a Cagliari

Idee e proposte per una stagione diversa di fare turismo dalla Conferenza del PD

Una buona notizia nel mezzo della grande ma non sempre adeguata e utile campagna elettorale: il partito democratico, attraverso una Conferenza molto partecipata da operatori, si è impegnato fortemente per una nuova stagione di sviluppo di questo settore con idee e proposte precise su cui confrontarci e che sopratutto potrebbero avere rilievo dopo il voto in programmi concreti di governo. Qualche giorno prima era uscito il Piano Strategico del Governo. Molto ambizioso ma forse con il rischio di rimanere sulla carta

Molte cose dunque si muovono in un settore spesso evocato o esaltato a parole ma che in realtà da tanto tempo non ha avuto una vera attenzione strategica, in un mondo che invece ha cambiato profondamente movimenti di persone oltre che di merci. Alcune cose contenute nel documento che ha preparato la Conferenza sul Turismo del PD e sopratutto negli interventi che ci sono stati meritano di essere ripresi. Sopratutto la sottolineatura del ruolo centrale in questo campo delle micro e piccole imprese ( grande non è più bello, finalmente…) e il bisogno di costruire per esse politiche e strumenti di sostegno di sistema, per promuovere lo sviluppo di un turismo sostenibile, responsabile e di qualità anche sul piano internazionale. Non sono state citate mai le imprese sociali , ma forse qualche pezzo di responsabilità di questa assenza è anche del mondo delle imprese sociali che non si autorappresentano nè si fanno sentire adeguatamento in questo settore.

Tra le idee lanciate nella relazione di Armando Cirillo, coordinatore del settore turismo: agevolazioni e mutui per favorire gli investimenti per le strutture e le attrezzature, anche con supporti a chi intende acquistare le strutture ad uso turistico e a chi si mette in rete, Fondi finalizzati anche utilizzando la tassa di soggiorno. Tra i numerosissimi interventi uno dei più interessanti quello di Vasco Errani, Presidente della Conferenza delle Regioni che è partito da concetti per Le mat familiari: non c’è il turista ma il viaggiatore, il turismo è il settore che integra di più, è sempre più la domanda, soprattutto quella nuova che fa l’offerta in questo settore, occorre elevare il livello professionale a tutti i livelli e superare la logica del fai da te. Errani ha sopratutto inviato gli stessi operatori a volere fare un salto per uscire dal posto di fatto marginale che occupano, a fare rete e innovazione, sottolineando che devono essere gli stessi operatori a autodeterminare marchi e qualità, garantendo standard ai viaggiatori. Chi più d’accordo su questo di Le mat?

L’impegno finale è di mantenere aperto il tavolo di partecipazione alle idee e proposte con le diverse realtà che operano nel settore e sopratutto aprire una stagione di iniziativa nuova nel turismo nella legislatura che si aprirà dopo le elezione e nei confronti del nuovo governo. La esperienza Le mat può e deve giocare le sue carte.

Costanza Fanelli

A Londra il franchising sociale si conta e progetta il “nuovo” e in molti guardano a Le Mat

Lo skyline della City nello sfondo della vetrata che illumina la sala conferenze del Coin Street Neighbourhood Center di Londra,un Centro polifunzionale sede di servizi per la comunità ma anche di una importante Agenzia per lo sviluppo dell’Impresa sociale in UK, dove un pubblico di oltre 150 imprenditori e imprenditrici sociali di numerosi paesi europei, ma anche decisori politici e rappresentanti delle istituzioni europee, si sono riuniti per discutere sul presente e sul futuro del Franchising sociale. La combinazione mi sembra vincente, non casuale. Del resto qualche giorno prima uno dei più importanti giornali inglesi “Il Guardian”, a differenza dei nostri giornali poco attenti a queste cose, aveva dedicato un lungo articolo a questo avvenimento soprattutto per sottolineare la crescita concreta di questa esperienza e l’importante orizzonte che porta con sé, proprio in una fase critica dell’economia: come possibile veicolo di sviluppo di una imprenditoriale sociale dinamica,non assistita, come piace al mondo anglosassone che si pensa subito anche come produttrice di “comunità” e sistemi di business e imprese orientati a obiettivi e risultati sociali. E tutto questo grazie alla forza del trasferimento delle migliori esperienze che diventano i punti forti per altre esperienze e realtà formando un sistema di reti stabili e in continuo sviluppo. Il merito di questo incontro va all’European Social Franchising Network (ESFN), una rete nata da un lavoro paziente di tessitura e di incontro tra realtà e persone che hanno creduto nel franchising sociale e che ha consentito la continuazione e lo sviluppo di alcuni dei risultati più innovativi scaturiti dal programma EQUAL. Nell’avviare la Conferenza, uno dei più impegnati esponenti di questa Rete e rappresentante della Comunità delle energie rinnovabili, Keith Richardson ha ricordato, (e il nutrito gruppo italiano di Le Mat presente ha esultato…), il ruolo essenziale che ha avuto l’Italia per l’avvio dell’idea di un franchising sociale, attraverso il progetto transnazionale Le Mat. E l’esperienza di Le Mat Europe, il primo marchio che già unisce due paesi europei ( Italia e Svezia) è stato uno dei casi di maggiore attenzione e confronto sia nella sessione plenaria che poi nei gruppi di lavoro che hanno approfondito vari aspetti: la qualità, la franchaisibilità delle singole esperienze di impresa sociale, la trasferibilità di buone pratiche, le possibili linee di politica europea a sostegno del franchising.

I gruppi di lavoro hanno offerto la possibilità di confrontarsi più da vicino sui diversi ambiti su cui si stanno misurando imprenditori e imprese sociali con marchi e sistemi di franchising: ambiente, commercio,turismo, servizi sociali,servizi ai cittadini,consulenza e finanza dedicata all’impresa sociale,ecc. Si è ragionato anche di possibili esigenze comuni e di idee per politiche comuni. Insomma con l’incontro di Londra il “franchising sociale” ha sancito un importante passaggio da una fase esplorativa, sperimentale,informale a una di lancio di una vera e propria rete tra Franchisors, tra franchisors e franchisees sociali per fare conoscere e riconoscere questo sistema, naturalmente a partire dalle esperienze esistenti che l’ESFN ha cominciato a censire ( vedi il sito www.socialfranchising.coop ) attraverso una prima ricerca che offre i lineamenti di queste realtà in Europa, evidenziando anche numeri significativi sia in termini di organizzazioni di franchising operanti ( oggi oltre 56 in Europa) che di lavoratori impegnati, di cui oltre il 60% svantaggiati.

L’obiettivo di questo primo incontro europeo era appunto di cominciare a contarsi, incontrarsi, creare relazioni ma anche di interloquire con chi fa le politiche: così abbiamo sentito il Ministro delegato alla società civile della Gran Bretagna sostenere la necessità di un impegno per aiutare a sviluppare queste esperienze per fare contare di più la società nei processi economici e sociali, abbiamo sentito esperti di prestigiose Scuole economiche inglesi sostenere che pensare in termini di franchising sociale essere in linea culturale con i nuovi approcci che si stanno affermando di crescita di modelli di sistema che partono non dall’alto ma dal basso, abbiamo sentito esponenti dell’unione europea parlare della necessità che il mondo delle imprese sociali e quello che si sta muovendo con sistemi innovativi come il franchising sociale si faccia vedere e sentire di più per essere considerato un soggetto di politiche europee. La soddisfazione di essere un Le Mat è stata proprio grande perché, ci siamo trovati finalmente in compagnia di altri IMPRENDITORI GLOCAL con lo sguardo in avanti a pensare e fare il “nuovo” per se e per le persone più fragili.