Nel covo dell’insurrezione

Oggi mi trovo in Cilento per necessità di lavoro, sto seguendo per Le Mat il terzo meeting internazionale del progetto Ahead, un progetto di storytelling di viaggio che vede coinvolta la speciale tribù dei viaggiatori “seniors” come ci siamo abituati a chiamarli fra i partners di progetto…un lavoro molto interessante e creativo.

Trascorrendo qui questo tempo sempre insufficiente per conoscere bene un luogo, sono riuscita ugualmente a rimanere ispirata da una storia che ci ha raccontato Angela Riccio, nostra mentore in questi giorni in Cilento, e che questa mattina all’alba ho provato a ricercare nel paesaggio di Torchiara. Torchiara è il borgo in cui mi trovo, una piccola comunità che ha dato il suo importante contributo ai moti insurrezionali del 1848.

I frequenti passaggi di proprietà da un feudatario all’altro sono la causa degli eventi rivoluzionari che presero vita in questo angolo della baronia del Cilento.

Angela ci dice che Torchiara è definita anche come terra dei Baroni decollati, nel senso che questi animi coraggiosi provarono più volte  a ribellarsi all’egemonia dei Borboni senza riuscirsi lasciandoci la vita in malo modo: decapitati per l’appunto.

Andando alla ricerca di qualcosa che mi testimoniasse questa storia, ho trovato molti dettagli che mi hanno emozionato e che ho cercato di catturare in modo indegno. Ho provato anche a dedurre il nome di questi Baron decollati e penso che qualcuno posso averlo intuito dai loro emblemi…

Tanti segni dell’ascesa e del declino di queste famiglie nobiliari che possono attivare la fantasia di molti…e che tracciano un interessante percorso nella storia di questo luogo.

Guardate ….

 

Viaggiatori Le Mat a Ischia…raccontano.

Ho trascorso una settimana ad Ischia in compagnia dei miei figli ospite a Ischia Casa della Vela.

Ho imparato a conoscere i protagonisti dell’accoglienza Le Mat a Ischia, li ho osservati discretamente intenti nelle loro azioni quotidiane, li ho ascoltati parlare lasciandomi contagiare dal suono e dal ritmo della loro intonazione che amo così tanto!

Ho incursionato l’isola in lungo in largo, spesso fuggendo dalle folle, spesso riuscendoci, spesso trovandomici proprio in mezzo.

Ho seguito i consigli di Tania ed Emanuela, ho letto libri e guide, spulciato un pacco di brochure, consultato abbondantemente il web…fatto 540 scatti e una media di 8-10 km a piedi al giorno…e il giro dell’isola in autobus 1 o 2 volte al dì.

Ho vissuto il mare con molto rispetto, ho “sciupato” la montagna…con cui ho molta più confidenza!

Ho mangiato delle cose buonissime, bevuto le premute di limone più dolci del mondo…ho fatto conoscere tante storie ai miei figli…e anche qui le voglio raccontare! Sonia

 

 

Escursione a Piano Liguori a conoscere la vera vocazione dell’isola: molto più contadina che marinara.

 

 

 

 

 

Con le tasche piene di sassi…storie per appassionati di geologia.

 

 

 

 

 

E’ stato l’Epomeo a mettermi le montagne nei sonni

 

 

 


In principio c’era solo un caos oscuro e ventoso…miti e leggende su Ischia.

 

 

 

 

 Arrivavano i pirati! Castelli, torrioni e fortificazioni per difendersi. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Arance di Sicilia

Nell’entroterra della Sicilia occidentale fra le località archeologiche di Segesta e Selinute, in prossimità di Gibellina vivono i nostri amici Le Mat: Antonino e Franca Gucciardi. Molte volte vi abbiamo raccontato di loro e della loro ospitalità rurale alle Case Zaccanelli.

Quest’anno hanno avuto una eccezionale produzione di arance!

Antonino ci racconta, che ha sperimentato una particolare tecnica di coltivazione condotta al naturale: il sovescio.  Si tratta di una sorta di concimazione vegetale, si pianta il favino ai piedi delle piante di arance e poi quando le piantine di favino sono in fiore, si arano provocandone la triturazione e l’ interramento. Questo rende più fertile e ricco di azoto il terreno, risultato: un’ottima produzione!

Antonino vende le sue arance ad un prezzo, compreso trasporto, di circa € 1,60 al Kg. Tempo per il trasporto due giorni.

Nelle cassette, fatevi aggiungere qualche vasetto di marmellata delle stesse arance, noi le abbiamo degustate quando abbiamo trascorso la nostra vacanza da loro: sono eccellenti,  per i bambini  il meglio che si può avere, sia le arance che la marmellata del contadino!.

Potete mettervi in contatto con Antonino, direttamente,  oppure attraverso Le Mat! Vi garantiamo che acquisterete prodotti veramente genuini!

Di carbonai, sugherai, cavatori e minatori a Montioni: una foresta di altri tempi!

Abbiamo trascorso le nostre vacanze estive alla Baciocca: la casa vacanze gestita dalla Cooperativa sociale Il Nodo, situata all’interno del Parco interprovinciale di Montioni a pochi km da Follonica dove Il Nodo, fra le tante attività, ha anche la famosa spiaggia Tangram!

La casa è perfetta per chi vuole conoscere il cuore selvaggio della Maremma Toscana. Dal centro della terra al cielo! Collegamento naturale fra i più noti sistemi Parchi Val di Cornia e Parco delle Colline Metallifere.

Una finestra sulla storia mineraria di queste terre: dal tempo degli etruschi alla metà del 1900. Ci sono molte cose che si possono fare qui e noi ne abbiamo sperimentate molte; di alcune vi racconteremo! Cominciamo con il camminare, a far base dalla Baciocca! Alcune precisazioni sono necessarie prima di avventurarsi a piedi nel parco: intanto si scelga bene il periodo, il parco si estende su bassi rilievi collinari che non raggiungono i 300 m slm pertanto meglio escludere i mesi più caldi, anche perchè durante questi ci sono molti più insetti molesti, fra tutti i tafani non scherzano..ma se proprio volete insistere come noi ad andarci in agosto…dotatevi di ottimi repellenti, pantaloni lunghi, cappello e crema solare!!! Nel parco non si trova acqua, quindi attrezzarsi sin dalla partenza, inoltre è bene dotarsi della mappa ( disponibile in ostello) , perchè la segnaletica non è ovunque presente.

A partire dalla Baciocca si possono effettuare due percorsi ad anello, semplici e brevi che permettono però di farsi un’idea precisa delle caratteristiche naturalistiche e storiche del parco.

Il primo itinerario parte da dietro la casa e fa il giro di Poggio Saracino passando per le cave antiche di allume. Si inizia in salita addentrandosi nel bosco che circonda la Baciocca, dal quale tutte le sere spuntano famiglie di cinghiali e la volpe, animali quasi domestici, che di giorno si fanno vedere più raramente, si incontrano però le loro tracce. In cima alla salita i resti di una casa, ci fanno capire che un tempo il villaggio si estendeva fin qui, ora la zona è invasa da una ricca vegetazione arbustiva, ottimo pascolo e nascondiglio per gli animali del parco: cinghiali, volpi, daini. Per osservarli meglio, quì in cima, si trova anche un capanno per l’avvistamento. Il sentiero ora piega dentro alla macchia, dominano querce e sughere, ci soffermiamo a lungo a fotografarle queste piante scorticate, mezze nude! Il taglio del sughero è qualcosa di difficile, si pratica solo manualmente e non bisogna intaccare strati interni che comprometterebbero la vitalità della pianta. Molti involucri sono a terra, abbandonati, li calpestiamo, ora che posso documentarmi scopro che si tratta di sughero maschio, questo non ha valore è troppo irregolare, però la decorticazione va effettuata ugualmente perchè dopo il primo taglio, la pianta produrrà sughero femmina, destinato principalmente alla produzione di tappi di bottiglia. Vicino alla Baciocca, davanti ai semi-ruderi dei vecchi edifici di lavorazione dell’allume, ci sono belle cataste di sugheri in essiccazione.

Il sentiero continua in falsopiano attorno a Poggio Saracino e quando si incontra una piccola area sosta, ci si rende conto di essere prossimi all’ingresso dell’antica cava di allume. L’allume di rocca è una sostanza dal tipico colore bianco contenente solfato di alluminio e potassio, si origina quando rocce vulcaniche vengono a contatto con sostanze idrotermali ( e scopriremo dopo che questa era anche una zona termale). Veniva usato per la concia del cuoio, per la tintura della lana e per scopi medici ( le famose matite stick che usavano i barbieri per arrestare le piccole emorragie da taglio della barba sono appunto di allume di rocca!!).

La cava si presenta come una spettacolare parete scavata a cunicoli su più livelli, risale al 1500 ed è stata attiva fino agli anni 30 del 1900. La storia di Montioni è legata esclusivamente allo sfruttamento delle miniere di allume e del bosco come riserva di legname, sughero, carbone. Il Parco conserva le tracce di questa cultura materiale del bosco e rintracciarle è avventuroso e interessante. Proseguendo, il sentiero si chiude ad anello passando per il centro del villaggio minerario, si viene così a conoscere come la storia di questo posto si intreccia con la grande storia!

Nel 1805 Napoleone nomina la sorella, Elisa Baciocchi, Principessa di Piombino. Preso possesso del principato, Elisa e il suo consorte intrapresero una azione di modernizzazione e di riforme nel tentativo di promuoverne lo sviluppo sociale e civile.

Nel 1809, dopo una perlustrazione del territorio, Elisa Baciocchi, nel frattempo diventata granduchessa di Toscana, ordinò la costruzione di un villaggio presso le antiche cave di allume che ribattezzò con il nome del vicino castello di Montioni aggiungendo il suo nome: Elisa.

Il villaggio di Montioni – Elisa comprendeva oltre alle abitazioni dei minatori impegnati nelle attività di scavo dell’allume e agli edifici industriali in cui si lavorava il minerale, un palazzo dove risiedeva la principessa ed uno stabilimento termale, a suo uso privato, che sfruttava l’acqua calda sulfurea che scaturiva da due polle, alla temperatura di 31°.

Il percorso ci porta davanti alla residenza di Elisa Bonaparte Baciocchi, alla dispensa, al pozzo, all’edicola commemorativa a lei dedicata, per poi tornare alla Baciocca che in realtà era stalla, fienile e abitazione di contadini.

Il secondo percorso che abbiamo effettuato, scende poco sotto la Baciocca e porta a completare la conoscenza del “villaggio” minerario di Montioni: il fabbricato dell’imposto, quello dei vetturini, i forni, le terme di Elisa e altre 2 cave.

Gli edifici non sono restaurati, si presentano così come il tempo li ha lasciati e non hanno le tabelle informative, ma con una guida e molta immaginazione ci si cala facilmente in quella che doveva essere la vita di cavatori, minatori, sugherai, carbonai, tagliabosco …a Montioni.

In realtà le cave non si potrebbero visitare, sono state chiuse per motivi di sicurezza non essendo le volte armate…ma ci raccontano che sin dal primo giorno della chiusura, gli accessi sono stati violati e le gallerie usate in vari modi dagli abitanti locali, prevalentemente come rifugio nel tempo della seconda guerra mondiale, pertanto oggigiorno gli escursionisti non potrebbero entrarci..ma, essendo le recinsioni a terra, non ci si può proprio perdere uno spettacolo del genere!

Noi ci siamo avvicinati, siamo entrati, è impressionante il lavoro dell’uomo! E’ impressionante il lavoro della natura!

Tutto questo si può esplorare all’interno del parco più o meno approfonditamente. Qui le foto dell’escursione completa.

Noi abbiamo soggiornato alla Baciocca per 15 giorni e così abbiamo potuto conoscere molte cose e luoghi anche nei dintorni: Massa Marittima, Suvereto, Gavorrano, Scarlino, Populonia, Campiglia Marittima, e poi le spiagge di Follonica, Torre Mozza, Sterpaia, Cala Violina, Cala Civetta, Baratti, fare trekking al Monte Calvo, al parco geominerario di Monterotondo Marittimo, al Lago dell’Accesa, andare in bicicletta ( prestateci dal Nodo) alle bandite di Scarlino fino all’allevamento di asini e poi visitare i musei: il museo archeologico del Portus Scabris, i Portiglioni di Terra Rossa, il museo della miniera a Massa Marittima, a Gavorrano alla miniera Marchi, il teatro delle Rocce, l’acropoli di Populonia, la necropoli di S. Cerbone e più di tutto, abbiamo potuto frequentare la cooperativa Il Nodo nelle sue varie attività …molto piacevoli gli aperilibri al Tangram! Molti, moltissimi spunti per comprendere la complessa interazione fra l’Uomo e la Natura da….sempre! Grazie ai nostri amici della cooperativa Il Nodo, per aver creato questa opportunità!

 

 

 

 

Autostop … sulla Strada Maestra!

L’avventura più carina che ci è capitata durante la vacanza alla Locanda del Cervo, nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, è senz’altro questa che vi racconto per ultima…ma che in realtà si riferisce proprio al primo giorno della nostra permanenza!

Dietro alla Locanda, a Paladini, ci passa un sentiero che porta al paese di Nerito, così noi decidiamo di organizzarci per uscire presto di mattina e fare tutto un anello fra Paladini, Nerito, Aprati, Tottea e di nuovo Paladini, nel cuore del distretto della Strada Maestra, dove la Valle del fiume Vomano è chiusa da alte pareti di arenaria…come ci dice Stefano Ardito nella guida che abbiamo usato per le nostre passeggiate ( acquistabile presso il punto informazioni della foresteria) !

Appena usciamo ci tocca subito chiedere aiuto agli abitanti del piccolissimo abitato di Paladini: suoniamo un campanello e chiediamo perchè l’ingresso al sentiero è chiuso da un filo colorato…ci spiegano che lo hanno messo loro per non far passare i muli…ma che il sentiero è aperto e praticabile, poi ci dicono di stare attenti ai muli che sono carichi con la legna e stanno scendendo. Entriamo nel bosco, fresco di pioggia, in effetti a terra è tutto un calpistio degli zoccoli dei muli, e il loro passaggio recente è accertato dall’odore. E’ fantastico camminare con la curiosità di vederseli sbucare da un momento all’altro…ma arriviamo a Nerito senza vederli…ignari che l’incontro l’avremmo fatto più tardi quando oramai non ce lo attendevamo più!

Nerito ( 835 m s.l.m.) è un paese carino e vissuto, ci fermiamo a comprare i panini per il pranzo, facciamo conoscenza con la gente che ci vedrà più spesso nei prossimi giorni. A Nerito ci sono le scuole, i bambini, il parco giochi…alcune signore ci dicono che se tolgono la scuola è finita! Speriamo di no! Ci imbattiamo anche nella corriera che fa L’Aquila – Teramo, l’autista quasi ci voleva imbarcare…felice di vedere nuovi viaggiatori, ma noi gli spieghiamo le nostre intenzioni di camminare a piedi! Così ci dirigiamo verso Aprati, scendiamo giù (716 m s.l.m.). Ora da qui per raggiungere Tottea ci toccano 5 km di asfalto in salita, attraversiamo il fiume Vomano e cominciamo, ma ben presto dopo circa 2 km ci prende la fatica e Tottea ci sembra irraggiungibile…così optiamo per l’autostop fiduciosi che anche in 4…qualcuno ci avrebbe fatto salire. Così è stato…stringendoci un pò abbiamo ottenuto un passeggio da due signori che abitavano a Tottea, così ci siamo permessi il lusso di gironzolatre in tutta calma per il paese e starci un bel pò per pranzare.

Ci sono molte case in pietra ben conservate nel loro stato originario, la piccola chiesa è costruita su una specie di terrazza che guarda i monti, è l’ora di pranzo sentiamo le voci in paese di chi si appresta a rientrare per mangiare e noi ci sistemiamo all’ombra per mangiarci i nostri panini; in silenzio osserviamo tanti piccoli particolari, seguiamo con lo sguardo delle vespe che ci ronzano attorno…hanno fatto i nidi sul bassorilievo della lunetta del portale della chiesa, il paese è decorato con tanti vasi di fiori, sembra una gara al balcone fiorito più bello! Il tempo passa semplicemente e presto ci rendiamo conto di essere gli unici ancora svegli in paese…ce ne andiamo per non disturbare la siesta pomeridiana, ci attende l’ultimo tratta del nostro anello da Tottea a Paladini, proprio dinnanzi alla Locanda del Cervo, giù per la vecchia strada, lungo la parete scoscesa di arenaria, giù fino al livello del fiume Vomano.

Il tratto è panoramico ma assolato e con molte rocce e pietroni lungo il cammino, ci tocca battere a terra e fare rumore per scacciare eventuali serpi, così ci hanno consigliato i nostri autisti…e così noi facciamo. Ci impieghiamo una quarantina di minuti prima di sentire il rumore del torrente e intravedere la nostra foresteria, ma all’improvviso troviamo la strada sbarrata da una grande catasta di legna: ai lati ben disposta, al centro lasciata cadere così, superata la quale ci attendeva il mulo che l’aveva appena portata…non so bene chi avrà avuto più paura se noi o il mulo, risultato: una grande agitazione generale.

In qualche modo ce la facciamo a passare…e siamo già arrivati, non ci resta che attraversare la Statale 80 e siamo già a casa: sani e salvi. Gli occhioni del mulo sorpreso dopo il suo bravo lavoro … non ce li dimenticheremo facilmente!

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Costruite su speroni rocciosi…

Da Crognaleto alla Madonna della Tibia e a Rocca Roseto è il percorso di un’altra bellissima escursione effettuata durante il nostro soggiorno alla Locanda del Cervo, in Abruzzo, nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Questa esperienza ci ha provocato forti emozioni. Per prima cosa, a Crognaleto (1105 m s.l.m) appena iniziato il cammino nei pressi del cimitero, ci imbattiamo in un gregge di pecore i cui cani pastori si sono rivelati poco contenti di vederci procedere nella loro stessa direzione di pascolo! In questi giorni abbiamo imparato a convivere con i cani pastori abruzzesi, presenti un pò ovunque, si incontrano in paese, in riva la lago di Campotosto, accucciati fuori dai bar e dalle case, sono belli e tranquilli, ma vederseli abbaiare contro a proteggere il proprio gregge fa un’altra impressione! Dopo un pò di esitazione…il mio passo deciso li ha convinti che eravamo innocui per le pecore e per fortuna il sentiero, che in effetti è un sentiero per animali, è diventato di nuovo libero, così abbiamo proseguito la” scalata” alla chiesa della Madonna della Tibia che presto ci si è stagliata di fronte.

Questa chiesa è molto antica, risale al 1617, e la sua caratteristica è che sorge su uno sperone di roccia, abbarbicata in un luogo che come dice il nome…si può raggiungere solo a piedi! Alcuni particolari colpiscono la curiosità del viaggiatore: le cordicelle a vista, fissate alla ghiera delle finestre, cui cui si suonano le campane, il campanile a vela ( come sempre trovati in questi paesi della Valle del Vomano) con due campanelle di dimensione diversa, il sistema di raccolta delle acque piovane e della neve. Colpisce la posizione: alle spalle la roccia, di fronte le vette del Gran Sasso, uno spazio scenografico perfetto!

Si riparte a destra della chiesa per un sentiero che sfiora la parete verticale dello sperone di arenaria, ci sono frane e spaccature da attraversare che rendono il camminare anche un pò avventuroso specialmente per chi lo fa con i bambini, poi si comincia a salire in un canalone, superata questa parte rocciosa, si giunge con gran bella soddisfazione al crinale ( siamo a 1260 m s.l.m). Da qui si riparte addentrandosi in una parte della foresta rimboschita a pino nero.

Quest’ultimo tratto è facile e pianeggiante al termine del quale si apre la vista su un piano vastissimo: piano Roseto.

Quì è inevitabile mettersi a correre…lanciarsi in maniera sfrenata fino a cadere sul morbido tappeto e guardare all’insù…abbracciare tutto l’orizzonte rotondo. Come vi dicevo questa è stata la seconda grande emozione che ci ha riservato la passeggiata! Al centro di piano Roseto c’è una capanna fatta di frasche di abete, rotonda e grande come una casa vera al cui interno i bambini hanno giocato per una buona ora! Il prati sono attraversati dalla strada che collega Crognaleto a Cortine e a Montorio Vomano. Per raggiungere Rocca Roseto si attraversa questa strada e ci si ritrova davanti quello che resta di un laghetto primaverile, di quelli che si formano al disgelo delle nevi, ma essendo già estate inoltrata noi abbiamo trovato poca acqua!

Ci si addentra di nuovo in una faggeta e poi ecco ci si trova di fronte Rocca Roseto: una fortezza costruita su una sbalza scoscesa di roccia in posizione strategica e dominante. Apparteneva al sistema difensivo Svevo, ripresa e potenziata da Carlo I d’Angiò intorno al 1280.

Aveva funzioni di difesa militare, ma anche di controllo dei pascoli estivi del piano Roseto, in effetti è posta lì proprio nella propagine più estrema del pianoro a proteggerne le sterminata ricchezze!

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A Colle del Vento sulle tracce dell’antica storia italica d’Abruzzo.

In questi giorni trascorsi alla Locanda del Cervo in Abruzzo, abbiamo avuto la possibilità di fare un’escursione anche su antichi tracciati di origine italica, abbiamo percorso a piedi una strada scavata nella roccia a balcone sulla profonda valle del fiume Vomano, affacciata sulle vette più elevate del Gran Sasso.

Questa esperienza è iniziata a Piano Vomano, un piccolo paese a pochi km da Paladini, località in cui si trova la Locanda. Giunti al centro del paese di Piano Vomano (866  m s.l.m.) abbiamo fatto amicizia con un bel cane che ci ha fatto da guida, conducendoci innanzi per tutta la giornata fino al ritorno.

Il sentiero inizia poco a valle dal centro del paese e passa davanti a delle case, per questa strada si arriva alla cappella di Sant’Antonio che noi abbiamo trovato in ristrutturazione con dei muratori che ci hanno indicato la diramazione da prendere. Il percorso prosegue a mezza costa, scende per una mulattiera che si abbassa verso un vallone di arenaria. Questo è il tracciato della famosa strada italica, e poi romana, che collegava Amiternum con Teramo e la costa adriatica. Vi si incontrano tratti scavati nella roccia e resti di muretti. Si traversa un ruscello e poi si risale per il pascolo. Quì si ha la sensazione di perdersi…i segnavia non ci sono e noi ci siamo sbagliati svariate volte…tanto da dover tornare indietro fino alla cappella Sant’Antonio e chiedere di nuovo ai muratori…così siamo arrivati al Colle del Vento da un’altra strada sterrata che sovrasta il tracciato antico…il cane ci ha fatto sempre compagnia anche nei vari tentativi.

Siamo giunti ai ruderi della chiesetta di San Martino (901 m s.l.m.), un posto molto evocativo. Ci siamo riposati  e abbiamo imparato la storia di questo insediamento italico di cui abbiamo trovato e perso le tracce più volte!

Questo vicus  risale al III sec a.C. e sono presenti resti databili fino al IV sec d.C.. Una parte dell’abitato è resistito fino all’epoca altomedioevale come ci testimonia la presenza della chiesetta di San Martino. La vita di questo aggregato si spiega a causa della sua posizione geografica, proprio sull’itinerario che collegava i Safini dell’Abruzzo ai Sabini del Lazio attraverso il Passo delle Capannelle, un valico bellissimo, dove il paesaggio si apre molto, prossimo allo svincolo per il lago di Campotosto in cui in questi giorni tante volte ci siamo bagnati!

Da quassù non ci restava che raggiungere le mura megalitiche dell’insediamento. Una ventina di metri di possenti mura poligonali squadrate e molto grandi. Questi antichi popoli dovevano proprio aver avuto bisogno di difendersi per fortificare così bene le loro città! Informandomi su internet a posteriori leggo che la curiosità più grande dei ritrovamenti archeologici del Colle del Vento non sono le mura della fortezza, quanto le ossa e armature rinvenute nelle tombe!

Lunghi scheletri e lunghe spade…stature stimate superiori a 2 metri di uomini sepolti 2300 anni fa… a quelle genti di Colle del Vento hanno attribuito un nome:  i Paladini..….e come vi dicevo … Paladini è proprio il toponimo della località in cui si trova la nostra Locanda! Nulla è per caso!

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La natura non si ferma: visita alla Quercia Mazzocca, un patriarca vegetale del Parco Naz. Gran Sasso Monti della Laga.

Lunedì 15 luglio, sveglia ore 7.30 dopo la riposante notte trascorsa alla foresteria della Locanda del Cervo, ore 8.00 facciamo una energetica colazione preparata dal nostro amico oste Angelo, ore 8.45 borracce riempite alla fontanella posta proprio di fronte alla foresteria e via verso Piano Vomano, andiamo a vedere una quercia millenaria: un vero e proprio monumento naturale.

Piano Vomano è una frazione del comune di Crognaleto (TE), si raggiunge in 3 km dalla statale 80 per la strada che traversa su un ponte il fiume Vomano e passa per l’abitato di Senarica. Lasciamo la macchina nella piazza della chiesa, abbiamo due itinerari da compiere: uno che porta al Colle del Vento ( di cui racconterò in un altro articolo) e un’altro che porta appunto alla Quercia millenaria. Una signora del posto subito ci accompagna al sentiero per andare alla quercia, attraversiamo il piccolo abitato, lei ci spiega che solo in 2 famiglie originarie sono rimaste ad abitare a Piano Vomano, una delle quali è la sua. Chiediamo allora cosa fa di mestiere e lei ci spiega che c’ha le mucche e che anzi le faremmo un grosso piacere se andando per il sentiero richiudessimo dietro di noi il cancellino che hanno posto per non far entrare le sue mucche in paese. Poi ci racconta:

” Non se so lo avete saputo, ma la quercia è caduta!” Ecco noi questo non lo sapevamo veramente, ci siamo mossi in questi giorni di vacanza seguendo la guida di Stefano Ardito, (acquistabile direttamente al punto informativo della Locanda del Cervo) che in effetti è stata pubblicata nel 2006. Il 13 luglio del 2007, invece, la grande quercia millenaria ha smesso di vivere! La nostra curiosità si fa ancora più grande, il gigante è caduto, è il destino di tutti gli esseri viventi, ma ci ha lasciato una ricca discendenza di ogni età, che popola i suoi dintorni e ne perpetua la vita. La natura non si ferma! Cerco di spiegarlo ai bambini e andiamo a vedere più affascinati di prima.

Dopo un brevissimo tragitto eccola: distesa al suolo, piegata sulla terrazza naturale su cui è cresciuta e rimasta al suo posto per quasi mille anni, affacciata a strapiombo sulla valle, alla vista della catena del Gran Sasso. Una forte emozione! Così caduta possiamo apprezzare anche l’interno del suo fusto, dal midollo alla corteccia, ben 8 metri di circonferenza. Era alta 20 metri, il tronco si è spezzato alla base, e pensare che aveva resistito a ben 3 folgorazioni di fulmini, i suo rami ne portano ancora le cicatrici.

Il suo nome deriva dalla conformazione nodosa del tronco, si tratta di una quercia roverella, scampata al taglio, all’inizio dei suoi tempi,  per le eccezionali dimensioni.

Osservando attentamente il tronco e i rami si nota come sia stata la casa di tanti altri esseri viventi, vegetali, come rovi, viole, vischio, funghi…e animali, come insetti, roditori, uccelli…tutti hanno lasciato dei segni sul grande albero!

Sono passati 6 anni da quando è caduta e la nostra nuova amica di Piano Vomano ci dice che il Parco sta cercando di proteggerla e valorizzarla e farla conoscere ai visitatori della montagna, ne vale la pena, avvicinarsi e meditare seduti accanto a questo nostro “genitore”!

 

 

 

 

 

Il Bosco conquistato di Chiarino: una storia di sopravvivenza, un sogno più che secolare!

Ho appena trascorso 6 bellissime giornate alla Locanda del Cervo a Paladini nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga in compagnia di Angelo, Barbara, Silvia, Ida: neo-protagonisti dell’accoglienza Le Mat in Abruzzo.

Ho trascorso questa vacanza con i miei bambini camminando a lungo nella valle del Vomano, un torrente che scorre proprio davanti alla Locanda e separa il gruppo della Laga da quello del Gran Sasso. Lungo lo stesso tragitto del Vomano corre la Statale 80, la cosidetta Strada Maestra che collega L’Aquila a Teramo. Quello della Strada Maestra è oggi uno degli 11 distretti del Parco e noi abbiamo cercato in questi pochi giorni di scoprirne le principali bellezze e storie. La statale 80 è una delle strade più antiche dell’Appennino, costruita sul solco scavato nei millenni dalle acque del Vomano che dopo l’apertura del Traforo del Gran Sasso, è rimasta tagliata fuori dalle principali direttrici turistiche … ma forse meglio così!

Abbiamo gironzolato fra un versante e l’altro della Valle senza riuscire a decidere quale fosse il più bello.

Quì vi racconto di una giornata trascorsa sul lato del Gran Sasso, una escursione nel bosco di Chiarino.

A partire dalla Locanda del Cervo, si va sulla SS 80 in direzione Aquila e dopo pochi Km si arriva alla diga di Provvidenza. Questo è il punto da dove inizia l’escursione, è il punto in cui il Fosso Chiarino si butta nel Vomano, formando per azione della diga, il lago artificiale di Provvidenza ( 1000 m s.l.m), sfruttato ai fini della produzione di energia idroelettrica.

L’escursione da qui ci porta fino oltre la sorgente del Chiarino, alle pendici del Monte Corvo, al rifugio Domenico Fioretti ( 1503 m s.l.m.) nel bel mezzo di un fantastico pianoro erboso, oltre il quale gli escursionisti esperti avviano la salita alla cima del Monte Corvo.

Superata la diga, si inizia un percorso di circa 4 km che risale dolcemente la valle attraverso una spettacolare estensione boschiva, per lo più faggeta. Vi si trovano anche altre specie come il tasso, il frassino, aceri e olmi. Dopo un pò di cammino si scorge la vetta, con le sue pareti strapiombanti su cui attecchiscono le conifere. Ci si fa facilmente l’idea del valore di questo bosco: un valore legato allo sfruttamento delle sue due principali risorse: legno e acqua.

E infatti ecco che si notano le opere idrauliche ( oltre la diga ovviamente), i tombini dell’acquedotto ci raccontano chi e quando lo ha fatto realizzare…come c’era da immaginarselo!

Dopo circa 4 km si giunge ai ruderi di un molino ad acqua: Molino Cappelli, dotato di una torre con feritoie. Carlo Cappelli era un signore locale che verso la fine del 1700 comprò la montagna e il bosco privando i cittadini della vicina comunità di Arischia della loro principale fonte di sostentamento. E’ da qui che inizia il secolare contenzioso fra i Cappelli e gli Arischiesi. Ho scoperto questa storia, apena giunta in cima al rifugio. Dopo una sosta al Molino, si continua sulla sterrata e si entra di nuovo nella faggeta. Ad un certo punto il bosco si dirada, siamo a Piano del Castrato, dominato dai pendii ghiaiosi e dagli speroni rocciosi del versante sud-occidentale del Mone Corvo. A poca distanza da un grande fontanile si intravede il tetto del rifugio. Ci avviciniamo entriamo e scopriamo, scritta su una pietra posta all’esterno del rifugio, la storia completa del Bosco di Chiarino:

-nel 1799, approfittando del cambio di regime, dai Borboni alla Repubblica Partenopea, gli Arischiesi si ribellano al dominio della famiglia Cappelli, innalzando l’ Alberata di Chiarino occupandone i culti, i territori e i pascoli

· 1865: il giudice regio condanna gli arischiesi a lasciar libera la montagna di Chiarino ed intima di cessare ogni attività fino ad allora svolta.

· 1901: gli arischiesi occupano il bosco e vengono arrestate 75 persone. · 1910: la Cassazione emette la sentenza definitiva.

· 1920: gli arischiesi occupano nuovamente la montagna e vengono arrestate 9 persone. Quattro legali difendono gli imputati ed il Comune. Gli arischiesi chiedono ai Cappelli una lunga locazione e loro, per timore di azioni rivoluzionarie, decidono di vendere.

· 1922: Arischia acquista la montagna.

Nel tempo di discesa, medito e fantastico su questa storia, mi viene la voglia di approfondire e vorrei conoscere di più magari anche del periodo medioevale e perchè nò, dell’età romana e preromana. So che la montagna conserva anche questi segni e un altro giorno andrò a cercarli !

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L’ Alba a Pisa

Era uscito un bel sole ieri sulla città di Pisa, quando arrivavo in treno per trascorrere una giornata di progettazione con i nostri nuovi amici dell’Associazione L’Aba.

Li incontro al Circolo, in via delle Belle Torri, una parallela di Lungarno Mediceo: Nicoletta e Sylvie, bariste al circolo, Alessia e Catia, cameriere di sala, Gabriella ex – massofisioterapista, Chiaria psicologa coordinatrice del progetto Nuovi Spazi di Vita.

Progettiamo un nuovo B&B Le Mat all’interno dell’appartamento Silvano Arieti, in Via Benedetto Croce, dove vivono in autonomia Silvy, Gabriella e Nicoletta. Si uniscono ai nostri lavori Josè, più tardi Francesca psicologa coordinatrice del gruppo appartamento; i nostri discorsi fanno venir voglia ad altri di ascoltare e interessarsi alle novità. Abbiamo fatto un bel tavolo quadrato nella sala ristorante che piano piano si sveglia, si anima, si riempie di persone e come ogni giorno prende vita questo spettacolo spontaneo delle relazioni umani: lavorare, preparae, pulire, entrare, uscire, ascoltare, consultare, chiacchierare, asciugare, spostare, fumare ( fuori), cucinare, ordinare, scrivere, rispondere, pensare..e poi arrivano i clienti a mangiare e le azioni cambiano ancora, la scena cambia, lo spettacolo continua.

Nel bel mezzo di tutto questo, noi andiamo avanti a visualizzare il nostro progetto, descriviamo, scegliamo, decidiamo e poi … sperimentiamo. Protagonisti dell’accoglienza! Creatori di sogni! L’associazione L’Alba è una gran bella comunità emozionale…molti viaggiatori sceglierebbero di farne esperienza durante una visita a questa città! Il territorio non conta più per le sue risorse classiche ( es. La Torre pendente..che pur merita!) ma per le narrazioni che riesce a proporre collegandole ad una esperienza reale!

E allora noi vogliamo cominciare a raccontarle queste esperienze. Antonio, anche lui cameriere di sala al circolo, ci raggiunge e andiamo…

…a spasso con L’ALBA per Pisa.

La nostra passeggiata inizia da Via delle Belle Torri in direzione del Ponte di Mezzo, attraversando l’assolata piazza Garibaldi. Sulle scale attorno alla statua di Garibaldi già sono appollaiate un pò di persone a prendere i primi soli. Siamo al limite del quartiere San Francesco, al Borgo.

 

La vista che si apre è quella dei Lungarni: molto suggestiva, maestosi palazzi di epoca granducale, chiese in stile romanico e gotico, fortificazioni medievali e rinascimentali che si affacciano su di essi e che si possono ammirare a perdita d’occhio attraversando il Ponte di Mezzo sull’Arno. Di là dal ponte inizia Corso Italia, i ragazzi me ne parlano come del luogo vetrina della città, dove tutti passeggiano per negozi, ma quello che ci piace di più adesso è il mercatino delle pulci alle Logge di Bianchi.

Attraversiamo il quartiere in direzione Piazza Facchini, questo è un altro luogo della “passione” per i ragazzi dell’Alba che mi accompagnano in questo breve persorso, quì c’è il laboratorio di ceramica, un punto essenziale nella loro esperienza, mi dicono che ci vanno sempre quando devono racconatre di se stessi! Ci arriviamo affacciandoci giusto un attimo al Palazzo Blu, sul lungarno Gambacorti: adesso al Palazzo Blu, palazzo d’arte e cultura, c’è la mostra di Kandinsky, sarà un caso questa congiunzione di blu? Io dico di no…Pochi passi e siamo al laboratorio di ceramica.

La produzione è intensa, gli scaffali della bottega sono pieni zeppi di opere, bellissime, Antonio mi mostra i suoi lavori. Mi raccontano come funziona il laboratorio, vedo le macchine, i colori, gli attrezzi, il forno. Chiedo, se quando tornerò, potrò far partecipare anche i miei bambini, prendo accordi e li lascio all’opera, ai loro gesti sapienti e sicuri.

 

Ora si va al Giardino Scotto: d’estate quelli dell’Alba ci vanno sempre a incontrarsi insieme, a fare yoga o altre attività all’aria aperta, c’è il cinema sotto le stelle e si sta bene! Il giardino sembra un teatro in effetti! Adesso è vuoto, ma me lo immagino, dai racconti dei ragazzi, brulicante e vivo: uno spazio della città, uno spazio di vita quotidiana in cui si può godere della bellezza, della natura, senza avere chiuso l’orizzonte da una fila di palazzi, per esempio! Anche questo dovrebbe cambiare il nostro modo di vedere la vita e le persone che ci stanno intorno! Credo.

Per questa volta la visita a Pisa con L’Alba, finisce qui, ma ve ne racconterò delle altre!

 

Storie di terra

Nel periodo di tempo compreso fra febbraio 2011 e ottobre 2012 ad Iglesias, nella regione sud-occidentale della Sardegna, si è svolto il progetto Ad Altiora Terra Cruda, con l’obiettivo principale di insegnare ad alcuni giovani come si costruisce con la terra cruda ed inserirli nel contesto lavorativo della cooperativa sociale San Lorenzo che produce mattoni in terra cruda all’interno dell’ex fabbrica Rockwool di Iglesias. Le Mat ha partecipato, in qualità di partner, a molte attività di progetto. A conclusione di questa esperienza abbiamo raccontato in un fotolibro una di queste attività: quella transnazionale. Come se fosse un diario dei viaggi vi narriamo di persone, opere, tracce e trame che hanno a che fare con il paesaggio della terra cruda in due luoghi d’interesse del progetto: Provenza e Sardegna. Attraverso gli scatti dei viaggiatori che hanno partecipato alle visite di scambio, delineiamo le componenti imprenscindibili di queste storie che speriamo possano appassionare anche altri viaggiatori Le Mat. Buon viaggio!


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Luoghi delle Donne: hanno scelto di fare rete

Sono tanti i Luoghi e le Case delle donne in Italia, centri  di incontro, di attività politiche, sociali, culturali, sedi di archivi e Biblioteche al femminile, di servizi rivolti alle donne ma anche spazi dove stare insieme, spesso dotati di confort, servizi di ristorazione e intrattenimento. Storie e territori diversi, ma non era mai successo che si incontravano, che  parlavano della loro esperienza,dei problemi, delle prospettive . E’ avvenuto a Roma il 1 dicembre scorso, presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma: Centri e donne  di Torino, Milano,Trieste,Bologna, Modena, Ravenna, Pisa,Viareggio, Cagliari, Napoli, Lecce.Altre esperienze non hanno potuto esserci ma avrebbero voluto. A lavorare per arrivare a questo sono  alcune donne  della Casa Internazionale delle donne di Roma, tra cui io  e la risposta è stata splendida. Una giornata intensa di  racconti, riflessioni, sulle tante cose fatte ma anche  sulle difficoltà incontrate e le criticità. Al centro per tutte  il problema della fatica di  fare vivere questi luoghi in autonomia politica e economica , di mettere insieme progettualità e risorse adeguate. Ognuna aveva da raccontare delle diverse forme di gestione scelte e dei rapporti, negoziali e politici  con gli enti locali. Alcune più capaci di trovare risorse da progetti locali e internazionali ,altre  più concentrate sulle attività rivolte alle donne del territorio .Tutte oggi alle prese con i tagli della finanza locale, con la difficoltà di vedersi riconosciute appieno come luoghi che producono  partecipazione, benessere,servizi alle donne e al territorio. Tutte con grande voglia di proseguire nel lavoro di collegamento. Si è formato così alla fine della giornata un coordinamento che consentirà di lavorare insieme, per dare più spessore e continuità alla conoscenza reciproca, per costruire più visibilità di questo tipo di esperienze importanti delle donne in Italia.Ma di Case e  luoghi delle donne  ce ne sono tanti anche in altri paesi europei e non solo. Forse è importante come Le  Mat a livello italiano e europeo aprirsi e conoscere meglio queste  realtà  e magari pensare di costruire qualche percorso che si intrecci con i luoghi Le Mat. Io sarò felice di fare da ponte.

Costanza Fanelli

Anno Internazionale delle cooperative

 

 

La Divisione per Le Politiche Sociali e lo Sviluppo delle Nazioni Unite ha concesso a Le Mat, con numero di approvazione 20120402064, l’uso del logo dell’Anno Internazionale delle cooperative per i viaggi, per le manifestazioni che organizziamo, in tutta la nostra comunicazione.

Questo è la richiesta di applicazione per cui abbiamo ottenuto il riconoscimento:

We are a Consortium of social co-operatives in Italy and Sweden working – mainly but not only – in the field of local, sustainable and inclusive tourism. We are workers owned co-operatives and at least 40% of our working members are people with disabilities or coming from prison experiences. They all work in our co-operatives. We manage hotels, hostels, B&Bs or other small places and we organize interesting travel proposals for those that want to discover social co-operatives at work and in their democratic decision making. For doing all that we developed a brand and an innovative social franchising system to replicate quality: LE MAT – special places, special people, special values.
http://stories.coop/stories/slideshow/le-mat-social-entrepreneurs-hosting-quality-tourism  we arere active members of the co-operative movement and we would like to show this to all our clients and travellers. In 2012 we organize a special trip through the Le Mat co-operatives and we would like to call it a co-operative trip. It could be nice to show that we are a part of the International Movement.In Italy and if possible on our webside and on our brochures.

 

 

 

Una Conferenza, uno sguardo al mondo, per fare meglio il nostro lavoro di Le Mat.

di Costanza Fanelli.

Partecipare ad una conferenza internazionale come quella che si è tenuta di recente (15-16 marzo) a
Venezia nell’isola di San Servolo promossa da Euricse, l’Alleanza Internazionale delle Cooperative
e dall’Alleanza delle cooperative italiane, sulle prospettive di ruolo e di sviluppo della cooperazione
a livello mondiale è cosa troppo importante per non essere socializzata e condivisa anche con
altri cooperatori sociali. E io lo faccio intanto con i le Mat perchè penso che siamo una esperienza
che lavora con una prospettiva non solo italiana e con un occhio al futuro, e che queste cose ci
convincano ancora di più sulla validità della nostra esperienza.

La Conferenza ” Promuovere la conoscenza delle cooperative per un mondo migliore” è la prima
iniziativa importante per l’anno delle cooperative promosso dall’ONU. Merito di Euricse l’Istituto
Europeo di Ricerca sulla cooperazione e l’impresa sociale diretto da Carlo Borzaga di avere
così aperto la serie di eventi che saranno numerosi in varie parti del mondo.

La Conferenza di Venezia aveva lo scopo particolare di fare confrontare esperti di alto profilo di tutto il mondo (
sia accademico che per provenienza da esperienze significative della cooperazione) su quali base
culturali, valoriali, economiche e giuridiche si poggia e si sta sviluppando in tutto il mondo la
cooperazione e cosa ha da dire oggi. E quindi per parlare di questo si sono alternati economisti,
giuristi, sociologi,rappresentanti di diverse discipline che hanno dedicato tempo e competenze nella
loro vita al mondo delle cooperative. E già questo è sempre una esperienza emozionante per chi sta
nella cooperazione: sapere che la realtà cooperativa è ultra centenaria, è diffusa in tutto il mondo,
continua a svilupparsi in diversi campi, continua ad interrogare sulla sua capacità di distinguersi
dal resto del mondo delle imprese, perchè comunque e in vario modo continua a promuovere un
modello partecipativo in un mondo dove cresce la crisi anche perchè sempre meno si pratica questo
principio.
Punti di vista molto diversi si sono confrontati anche perchè provenienti da paesi e contesti diversi:
molto interessante sentire in diretta le diversità di approcci tra gli studiosi delle Università Usa
e quelli europei, molto interessante lo sguardo diverso di economisti di provenienza accademica
inglese ,tedesca, italiana, di paesi francofoni Tutti però a sottolineare le specificità, le potenzialità
anche in una fase di crisi non solo economica ma di modelli.

Romano Prodi, in apertura ( vedi la foto e l’abbraccio che è anche per i Le Mat) è stato il primo a stimolare uno sguardo nuovo:
a leggere le nostre vicende europee con sguardo mondiale e non solo eurocentrico, a leggere il
positivo della crescita di altri pezzi di mondo prima considerati sottosviluppati.
Qualche parola sul luogo: l’isola di San Servolo, oggi splendido centro di congressi e incontri ma
uno dei luoghi simbolo nella storia della salute mentale e della storia tragica dei manicomi. Di
questo San Servolo conserva tracce solo in un museo, impressionante, che ho visto in compagnia
solo di qualche cooperatore sociale presente.
Essendo difficile riportare e sintetizzare bene le tante cose uscite dalla Conferenza rinvio al sito di
Euricse ( www.euricse.eu) che pubblicherà relazioni e contributi del Convegno.

Costanza Fanelli

Turistiche o pericolose e illegali da visitare: città fantasma in Italia!!

Viaggiando con Le Mat in questa estate pazzesca…mi sono appassionata di ghost town: città abbandonate per vari motivi a volte economici, a volte per fenomeni naturali o migrazioni o altro ancora.

Questa scoperta inizia per me in luglio in Sardegna, nel Sulcis, in compagnia della cooperativa sociale San Lorenzo. Sono in viaggio con “Teresa”, la viaggiatrice Le Mat che racconta con i suoi video le storie degli imprenditori sociali Le Mat. Un giorno, nel tardo pomeriggio, arriviamo nei pressi di Tratalias ( CI).
Ad un bivio inchiodiamo la macchina, a destra si prosegue per la città nuova, a sinistra per la città vecchia. In mezzo Renate ci fa notare un’opera della cooperativa San Lorenzo: Casa Fenu. Si tratta di un palazzotto signorile, databile alla fine del 1700, appartenuto fino a qualche decina di anni fa ad una famiglia di proprietari terrieri del paese di Tratalias, assegnato in comodato d’uso gratuito dal comune alla cooperativa S.Lorenzo per la realizzazione di una struttura ricettiva che può accogliere disabili, inquadrabile nell’ambito dei progetti della San Lorenzo in materia di ospitalità e turismo.
Già questo mi lascia abbastanza sconvolta, per ora un grande cantiere, un progetto ambizioso…in una realtà economica e sociale molto difficile, con una crescente disoccupazione giovanile, che colpisce soprattutto le donne, e una disoccupazione di ritorno causata dalla dismissione delle attività industriali.

Ma mi manca ancora un tassello fondamentale per capire la portata di questo progetto. Scorgiamo sulla sinistra, poco in lontananza il profilo di una chiesa romanica bellissima: è la chiesa di Santa Maria e quella attorno è Tratalias vecchia.
Ci addentriamo a piedi e qui veramente io e “Teresa” ci sconvolgiamo e non capiamo più niente!!!
Ci ritroviamo al centro di quel che rimane dell’antico villaggio che costituiva l’abitato di Tratalias, prima di essere abbandonato negli anni ’70, in seguito alle infiltrazioni d’acqua e i cedimenti del terreno successivi alla formazione dell’invaso artificiale di Monte Pranu, e rifondato poco distante. Gli edifici del borgo sono tutti ristrutturati e riqualificati a scopo turistico. Ma noi non troviamo nessuno! Tutto chiuso e vuoto.
Una sola porta è aperta, è quella dell’ufficio informazioni turistiche con un ragazzo dentro che assaliamo di domande!
Lui ci dice che nel borgo ristrutturato vengono ogni tanto i bambini a fare dei laboratori ddattici in merito ad antichi mestrieri e artigianato, ma noi chiediamo? e i viaggiatori? e le attività? e le persone ? perchè non ci vengono ad abitare? che sia per una vacanza o per tutta la vita? Sarà pur meglio di quel paesotto nuovo poco più in là!!!
La risposta è ancora più sconvolgente … e con tutto il rispetto non l’abbiamo ancora capita! Ci dice: Nelle case c’è umidità!
Il borgo è bellissimo, non ci vogliamo credere! Un piano di recupero senza persone che lo possano poi animare tenere vivo e sensato!!!
La San Lorenzo si è messa appena fuori al borgo con il progetto della Casa Fenu…e io spero proprio che dia una mano ad innescare questo processo di sviluppo, di creazione di piccole attività artigianali e di piccolo commercio e di ricezione turistica.

Di ritorno dalla Sardegna, trovo nella cassetta della posta, la rivista TERRE di MEZZO cui sono abbonata. In prima pagina leggo Ghost Town, un articolo molto bello su Roscigno Vecchia in Campania, anche questa una città fantasma vittima di una frana, leggo con avidità e scopro che anche in questo caso una storia senza senso! Ma anche tanta gente che si impegna per ridare una seconda opportunità a questi luoghi abbandonati.

Poi è la volta della Sicilia. Siamo in agosto e questa volta consapevolmente, accanita nella mia ricerca di senso delle città abbandonate, vado nei luoghi del terremoto del 68 nel Belice. Accompagnata questa volta dalla cooperativa Adaciu che già con Le Mat aveva percorso un pò della sua storia.
Questo viaggio nelle ricostruzioni comincia da Gibellina Nuova con una guida d’eccezione: Gioacchino vive a Gibellina, è socio della coop Adaciu che cerca di crerae opportunità di lavoro per i ragazzi giovani, architetto e anche assessore a Gibellina. Direi uno molto COINVOLTO. La sua narrazione ci prende emotivamente per diversi motivi, insomma anche noi proveniamo da una regione italiana, l’Umbria,  in cui le vicende dei terremoti hanno cambiato la storia delle persone..ma non così tanto come qui. La vicenda di Nocera Umbra dovrebbe averci già ben temprato, ma il senso di sgomento prevalica!.
La visita agli spazi della città di Gibellina nuova comincia davati alla classica mappa del paese e già da qui si capisce con che abbiamo a che fare. Tutti riconoscono un valore artistico straordinario a questa città, per gli interventi di grandi nomi dell’architettura italiana come Quaroni, Venezia, Consagra, Thermes e Purini e altri, Gioacchino ce ne illustra l’essenza ma non dimentica di presentarci e raccontarci anche la quotidianità del vivere in questo museo all’aria aperta pieno di contraddizioni!
Noi non possiamo non sconvorgersi … sembrava non mancare niente: i soldi, un’idea illuminata, un sindaco innovatore, la contaminazione fra la popolazione e gli artisti chiamati a lavorare per la ricostruzione, un progetto che non si dimentica degli spazi per la socializzazione, per la cultura…cosa è andato storto dopo? Perchè le piazze sono vuote, le strade pedonali sono diventate una discarica, la gente si muove solo con la macchina? Perchè i giovani gibellinesi scappano? Perchè le manifestazioni culturali, pur di grande rilievo, non riescono ad attrarre sufficienti persone per popolare la città?
Dal confronto anche con altri membri di Adaciu e con la famiglia Gucciardi che ci ospita ci facciamo un quadro di ipotesi, complesse, che riguardano tanti!.

Nel pomeriggio, Amelia e Maurizio, ci accompagnano a Gibellina Vecchia e a Poggioreale Vecchio. Due casi moto diversi fra di loro..forse nenache paragonabili.
Al crepuscolo ci addentriamo nella Valle del Belice, il paesaggio è fantastico e sempre caratterizzato dalla grande presenza di coltivazioni di vite, alle spalle lasciamo la nuova Gibellina. Attraversiamo i ruderi di Salaparuta, altra località colpita dal terremoto e ricostruita altrove, ma senza fermarci, proseguiamo per Poggioreale.
Un cancello ci sbarra la strada, Maurizio ci dice che il sindaco ha fatto un’ordinanza che non si può più entrare per motivi di sicurezza…entriamo ugualmenet è un brulicare di gente che si aggira per la città fantasma.
Tutto è rimasto come 40 anni fa, qui il terremoto non ha raso al suolo come a Gibellina…si sarebbe potuto recuperare!
E’ impressionante e penso di non saper trovare le parole…il tempo passato ha ovviamnete peggiorato le cose, ma possiamo ancora ammirare quanto bella doveva essere, senza retorica mi sembra di immaginarci la vita dentro. La tentazione di entrare dentro qualche edificio meglio conservato è troppo forte! Amellia e Maurizio ci indicano: la scuola, la posta, la macelleria, il teatro, le chiese, in qualche posto ci intrufoliamo, non siamo i soli. Mi immagino gli abitanti che tornano a prendere le proprie cose…e penso e chiedo “Ci sono stati episodi di sciacallaggio?” Ovviamente si…e mi fa tristezza.
Si scorge la Poggioreale nuova…in basso, penso ai padri o ai nonni che portano i propri figli a far vedere dove abitavano o lavoravano prima…Maurizio mi conferma che è così e che loro stessi ( Adaciu) hanno organizzato piccoli eventi della memoria, drammatizzazioni, racconti, testimonianze molto partecipate e sentitre dai locali…mi viene in mente il viaggio di Paolo Rumiz per i luoghi abbandonati d’Italia e quella testimonianza di un uomo che dice: “Ricordare che cosa faceva tuo padre lì…” Non vedo l’ora che esca il film documentario!
Si sta facendo buio e dobbiamo trasferirci al Cretto.

E’ il crepuscolo, il cretto di Burri quasi quasi mi sembra una liberazione! Penso: almeno Gibellina Vecchia è stata sottratta al triste destino di Poggioreale, almeno qualcuno l’ha consacrata per sempre.
Si questo penso sinceramente!
Mi piacerebbe che tornassero quegli anni in cui il cretto era un magnifico set per il teatro e la danza di altissimo livello…al Museo della Fondazione Orestiadi ho ammirato le macchine di scena di queste prime opere. Anche noi abbiamo il diritto di fruire nuovamente di questo! Altrimenti anche il cretto diventa una brutta cosa che necessita di manutenzioni e perde il senso.
In sostanza…però questa grande coltre di cemento bianco che si dispiega sul fianco scosceso della montagna, di fronte al non-sense delle altre città fantasma visitate nell’estate…mi mette più in pace e a distanza di giorni mi resta un misto di sensazioni e riflessioni di cui mi piacerebbe tanto continuare a parlare con i miei compagni di lavoro Le Mat, a cui queste storie appartengono per differenti motivi! Penso a chi è coinvolto professionalmente, a chi è nato lì, a chi in questi luoghi lavora e intraprende per uno sviluppo sensato, a chi seppur a distanza di centinaia di KM vive, lavora, accoglie in altre bellissime e affascinanti TERRE che TREMARONO!

Le Mat ispira viaggiatori artisti!

Sigmund: Le Mat a Göteborg: Oggi vorremmo parlarvi di un progetto affascinante, che sul nostro Blog troverà una collocazione permanente…< Abbiamo trovato grande ospitalità, pulizia e comfort, ma soprattutto, e di questo ne eravamo certi, sensibilità!...>>

L’arte è sempre in viaggio e necessita di punti di riferimento, Le Mat, indubbiamente, è uno di questi!

Il vulcano spento…si riaccende! Adesso alla ex-Rockwool di Iglesias si fa bioedilizia!

Ecco un altro giorno in Sardegna con la Cooperativa sociale San Lorenzo …dietro le quinte della Magari Production impegnata nella realizzazione dei videoracconti di viaggio Le Mat!

Non ci volevo credere che una delle nostre cooperative sociali avesse avuto l’ardire di comprarsi una fabbrica, e che fabbrica! Non capivo mica bene..perchè?

Il 18 luglio alle 9.30 appuntamento ad Iglesias alla Ex-Rockwool con Giuseppe Madeddu, presidente della San Lorenzo..con 4 parole ci fa capire questa scelta strategica! Sapevo che 2 giorni prima, il 16 a Milano, erano saliti alcuni dei cassaintegrati della rockwool di Iglesias a manifestare la loro condizione di equilibrio precario, mi sembrava quasi di fargli un torto!
Luciana ci aspetta per farci strada, all’ingresso della zona di Iglesias le miniere abbandonate ( di cui vi parleremo in un altro post)…stanno ad avvisarci che peggio verrà! Intravediamo il “mostro” della fabbrica, in punta di piedi entriamo…negli uffici ora lavora il personale amministrativo della San Lorenzo.

Alle pareti la memoria della fabbrica: le carte geologiche della sardegna, le concessioni minerarie, le piante degli impianti, mission e vision della vecchia rockwool, i cartelli della sicurezza!

Dal 1998 al 2009 la fabbrica produceva oltre un terzo dei pannelli di lana di roccia necessari per coprire il mercato italiano, ma è stata chiusa per gli eccessivi costi per il trasporto merci e per lo smaltimento dei rifiuti derivanti dalle lavorazioni.

Impiegava un’ottantina di lavoratori. Giuseppe ci dice: “Quando Rockwool ha deciso di chiudere per delocalizzare ci siamo posti il problema di come andare avanti perché la San Lorenzo, con la fabbrica di lana di roccia è cresciuta occupandosi di tutto ciò che riguardava la movimentazione delle merci”. Il primo vero lavoro della cooperativa è stato quello, capisco meglio ora anche questa forte valenza simbolica, l’inclusione lavorativa vera e propria è nata attorno alla Rockwool, Luciana ci racconta come Giuseppe quando diventò presidente ebbe l’idea di insegnare ai ragazzi della comunità a fare questo mestiere per poi proporsi alla multinazionale danese! Vi pare poco?

Prosegue la visita alla fabbrica.
Passo davanti alle aree di stoccaggio delle materie prime…ci sono ancora dei residui…i bambini ci ficcano subito le mani..e sinceramente anche io. Giuseppe ci fa vedere pezi di ossidiana: è uno scarto della fusione dei basalti, eh si perchè il processo di produzione della lana di roccia ha inizio con la fusione della roccia vulcanica ad una temperatura di 1500 °C, per raggiungere queste temperature si usa il coke anche di questo nel piazzale se ne trovano svariate tracce. Come scarto della fusione si ottiene l’ossidiana: Giuseppe la fa vedere ai bambini e dice loro che è preziosa e che ci si fanno anche i gioielli…ne rubiamo qualche pezzo!

Ora non interessa più la linea produttiva della lana di roccia, tanto che la cooperativa sta vendendo gli impianti e…riusando ai propri scopi quello che serve.
Ora in fabbrica si fanno a mano i MATTONI IN TERRA CRUDA.
Ad esempio i carrelli che si usavamo per il trasporto della roccia adesso la San Lorenzo li ha attrezzati a 2 piano per poterci costruire direttamenet sopra i mattoni in modo poi da muoverli più facilmente. Stefan prova ad alzarne uno già essiccato non pesa poco! E’ pieno , mica forato!
Assistiamo alla lavorazione, facciamo molte domande a Giuseppe, che ci racconta le proprietà della terra cruda, i costi, il prezzo di vendita e nasce subito uno slogan: 1 mattone, 1 euro! Ci sembra un giusto prezzo!
I bambini sono attratti dal mescolatore, dalle grandi presse di paglia, dagli stampi..vorrebbero tanto mettere le mani in pasta anche loro…ma lo faranno ben presto nel pomeriggio a Serrenti!

Si entra ora proprio in fabbrica e da quel che rimane, molto, si ha proprio l’idea del VULCANO ARTIFICIALE! fa una certa impressione, e subito ci appare come un set perfetto per il film, e un luogo da far visitare a tutti i viaggiatori Le Mat!!!
I lavoratori della San Lorenzo stanno smantellando molti impianti, i cavi che dismettono hanno un diametro impressionante, filtri, nastri, preriscaldatori, postbruciatori, estrattori, depuratori..solleticano le mie conoscenze da ingegnere ma …un’altra idea piomba sul campo! Stefan e Renate vogliono organizzare una danza/spettacolo in fabbrica per raccontare a tutti il grande progetto della San Lorenzo di essersi fatta carico di una cosa del genere, di essersi inpegnata per una riconversione post-industriale vera e propria!

E così si fa: Giuseppe, Luciana e Riccardo ( l’uomo dei numeri…) non ci dicono di no e 4 giorni giorni dopo guardate che accade!!!!

Tutte le foto della giornata qui!

Abitare la terra

Risponde completamente a ciò che vogliamo per il nostro tempo e per le generazioni future: naturale, ecologica, abbondante, facilmente disponibile ed accessibile al maggior numero possibile di persone! E’ la terra, quella che abbiamo sotto i piedi. La terra del suolo, estratta a pochi centrimetri di profondità, opportunamente scelta, lavorata, messa in forma e lasciata asciugare.

Realizzare mattoni in terra cruda sembra un gioco da bambini! E così è stato per noi, il 18 luglio a Serrenti nella Sardegna Meridionale del Medio Campidano.

Stiamo viaggiando sulle tracce delle “relazioni di senso” della nostra cooperativa sociale San Lorenzo: oggi ci portano ad incontrare Walter Secci, segretario dell’Associazione Nazionale Città della Terra Cruda, lo incontriamo a Samassi dove ha sede la Associazione.

Accostiamo su una stradina, di fianco subito un segno della cultura locale del costruire in terra, poi Walter ci conduce presso la sede dell’associazione  e della biblioteca comunale: una casa di terra! una costruzione tradizionale, con un grande portale filo strada al di là del quale si svolgeva tutta la vita: abitare, conservare e trasformare i prodotti dei campi, il ricovero per gli animali da lavoro, la piazza per la socialità!

Da qui parte il nostro viaggio alla scoperta della cultura della Terra Cruda. Ci incuriosiscono le sperimentazioni, le contaminazioni, l’uso degli spazi ( ora collettivi per attività artistiche e culturali) il tutto in un perfetto equilibrio  tra il recupero di una cultura ancestarle e l’innovazione.

Ad accoglierci in questa culla delle costruzioni in terra anche il Sindaco di Samassi che trascorre con noi il tempo del pranzo: i bambini che sono con noi sicuramente non facilitano la conversazione…ma riusciamo a intenderci sul fatto che è proprio giusto valorizzare la tecnica del crudo, lui ci racconta che con lo svolgimento dei tempi costruire con la terra è stato considerato obsoleto e, soprattutto, per molti, indiscussa testimonianza di povertà, di emarginazione a livello sociale e culturale. Ora invece ci si sta riavvicinando, e la gente capisce che è naturale, è un diritto, noi diciamo a Walter e al Sindaco che lo vogliamo raccontare nel nostro film – racconto di viaggio.

Tocchiamo con mano questo NUOVO interesse per l’arte del costruire in terra cruda, nel pomeriggio, quando ci spostaimo a Serrenti. Qui si sta svolgendo un workshop internazionale di progetto e costruzione con la terra cruda.

Una quindicina di studenti di architettura provenienti da tutta Italia, coordinati dall’architetto Maddalena Achenza ( che subito si fa chiamare Madda dai bambini) e da un maestro peruviano.

Li abbiamo visti mettere le mani in pasta, sporcarsi, toccare la materia, Renate ci fa notare come questo per degli studenti di architettura sia raro e prezioso. Concordo. Mi scorre, in effetti, davanti agli occhi anche la mia carriera universitaria e penso che sono dei ragazzi fortunati.

Ragazzi e docenti presto adottano i nostri piccoli muratori e li mettono al lavoro: setacciare la terra, aggiungere la sabbia, mescolare, aggiungere l’acqua, introdurre la paglia, impastare, lavare lo stampo, riempire, rasare, sollevare e si ricomincia. Insieme.

Intanto Stefan e Silke intervistan, catturano espressioni, colgono i segreti della Terra Cruda in video!

Ci sono anche due ragazzi della Libia che partecipano al grande laboratorio. Si imparano anche archi, volte e cupole. Scopriamo che stanno costruendo la cupola per il forno comunale, giovedì sera provano il forno con una pizza tutti insieme, come vorremmo essere invitati e tornare!

Ma è ora di andare; torneremo, a trovare Walter, nella sua casa di terra a Villamassargia! Alla prossima!

Un viaggio dal Friuli a Napoli – da cooperatore sociale…

I viaggio servono spesso a raccontare le cose che altrimenti non si vedono…
Grazie a Gigi per questo bel racconto che pubblichiamo perchè in tanti possano leggerlo…
E Auguri a Sergio D’Angelo – imprenditore sociale di NAPOLI!

Mercoledì e giovedì scorso sono stato a Napoli, chiamato dagli amici dell’Airsam, di Pd (che dagli anni ’70 vuol dire Psichiatria Democratica) e del Consorzio Gesco, roccaforte di Legacoopsociali campana, per dire quattro parole in un convegno sulla Salute Mentale.

Un viaggio “toccata e fuga”, ma allietato dal fatto che mi sono letto un libro intero a/r sul treno. Le uniche soste assurde, come al solito, le ho fatte a Mestre – snodo di quel Nordest dove mezzo secolo fa si invocavano le provvidenze della Cassa del Mezzogiorno, e fra un po’ torneremo a farlo – mentre come al solito la moderna stazione dell’antica capitale borbonica si merita l’eredità dei primi treni che solcarono la Penisola.

L’amico Fedele, psichiatra tra i promotori dell’evento, nell’accompagnarmi nella calda serata partenopea mi faceva notare come, dopo l’elezione di De Magistris a sindaco, si potessero vedere perfino le volanti della polizia fermare e multare qualche automobilista indisciplinato.

Ma la curiosità, quella vera, era per i mucchi di immondizie, quelli che si continuano a vedere in televisione. Quasi nessuna traccia. Venerdì, per spiegarne l’entità ai colleghi di Legacoop riuniti in assemblea a Trieste, facevo l’esempio della non esatta igiene ausburgica delle strade interne del porto adriatico. Certo, meglio della Roma veltroniana ed alemanna, da sempre disordinata e lurida oltre ogni dire. Nella notte il caldo mi ha fatto passare qualche tempo ad osservare in diretta il servizio di raccolta rifiuti. Nel viale per Capodimonte, a pochi passi dal ponte che sorvola il quartiere di Sanità, la raccolta avveniva addirittura già con elementi di differenziata: i mucchi di cartoni abbandonati fuori dei bidoni vuoti alle prime ore del nuovo giorno, all’alba erano tutti rigorosamente spariti.

Chissà se per farmi uno scherzo (anche se giurano di no), i colleghi di Gesco mi hanno fatto dormire in uno splendido villino ottocentesco, proprietà di due insegnanti di educazione artistica in pensione. Abbiamo finito per argomentare sul fatto se siano più ottusi i leghisti varesotti (dove loro avevano lavorato a lungo) o quelli veneto-friulani, ma non siamo riusciti a giungere ad una conclusione unanime: la materia era troppo influenzata da crisi di ribrezzo. Ma fuori, su una stele (che il padrone di casa vorrebbe presto restaurare – e mica è cosa sua: è un monumento pubblico, ed è per quello ci tiene!), l’antico motto umbertino mi ammoniva: “A Pordenone si fa festa ed a Napoli si muore: vado a Napoli“. Quando si dice la coincidenza.

L’indomani, il convegno viene inaugurato da un puntualissimo sindaco. De Magistris riesce a farti sentire sensazioni strane: come quando, all’incipit, afferma che la Salute Mentale non è un problema specialistico, ma generale, e che tutti prima o poi, compreso il sindaco di Napoli, hanno momenti di disperazione. Per cui la pazzia finisce per essere uno dei pochi criteri cui ispirarsi, come hanno fatto lui e gli altri che hanno sconfitto un intero sistema politico e liberato la loro città. Come fanno i valsusini che difendono la loro valle (lo ha detto lui, non io, ma modestamente mi associo). Lo spirito delle assemblee basagliane non avrebbe potuto aleggiare più vicino.

Il resto della giornata è solo la prova generale di un movimento che per lunghi mesi, dalla fine del 2010, ha posto sotto denuncia le politiche di distruzione del Welfare italiano. Che a Napoli hanno portato a chiudere strutture di cooperative sociali, per trasferire gli utenti – a costi lievitati a livelli astronomici – nelle cliniche private. I centri diurni chiusi hanno lasciato gli utenti a casa, soggetti al moltiplicarsi dei ricoveri ed alla disperazione delle famiglie. L’inserimento lavorativo diventa inavvicinabile, in una città angustiata dalla disoccupazione di massa, dove i cooperatori sociali attendono la paga da molti mesi, a causa delle irresponsabilità istituzionali.

Intanto le esperienze positive stanno lì, a dimostrare che “un altro mondo è possibile”. Come il gruppo appartamento gestito quasi a costo zero, le cui tre utenti intervengono in assemblea con lucidità. Come gli operatori pubblici che non si rassegnano a diventare somministratori di farmaci e ricette per i ricoveri nei nuovi manicomi. Come i cooperatori che costituiscono i principali presidi sociali in quartieri come Secondigliano, dove c’è l’Aquilone, la più grande delle cooperative di Gesco. Ed i ragazzi dei centri estivi che per primi, con gli operatori, sono scesi nelle piazze cittadine per iniziare la raccolta differenziata.

All’assessorato ai servizi sociali del Comune ora non c’è più l’esponente di Sel che aveva assistito inerte all’accumularsi di 3 anni di ritardi nei pagamenti alle cooperative sociali. Abbracciato e baciato che neanche la Madonna, ora c’è Sergio D’Angelo, l’ex presidente di Gesco ed ex vicepresidente di Legacoopsociali nazionale. Il tempo è poco ma l’impegno è solenne: tornare giù appena possibile, per un viaggio di studio su come “la cooperazione si fa Stato” nelle condizioni più difficili. In fondo il mio primo lavoro sociale l’ho appreso nell’Irpinia del dopo-terremoto, quando le compagne del “manifesto” locale mi dicevano che era “come faceva S. Luigi Gonzaga” (ed infatti…), ed io argomentavo che l’assistenza domiciliare era invece un pezzo dello Stato sociale europeo.

Gigi Bettoli, Legacoopsociali Fvg

I Le Mat a Genova: chi sono e cosa fanno!

Ho incontrato a Genova i protagonosti dell’accoglienza Le Mat.

Lavorano in vari luoghi della città, sulle alture ( come dicono loro) o in basso al porto, nei musei, in ostello, nelle ville, radicati e “padroni” della città! Intercettano e incontrano ogni giorno centinaia e centinaia di visitatori, ma che dico! migliaia…tengono sotto occhio molti fenomeni che hanno caratterizzato il settore turistico negli ultimi anni a Genova.

Stanno tentando un cambiamento, tenersi connessi, comunicare di più, lavorare ad un progetto comune, forse meno voluminoso…ma sicuramente più “emozionale”: Le Mat!

Ecco Le Mat a Genova attraverso la storia dei suoi protagonisti:

- ANNA

Sono nata a Genova, ho 51 anni. Ho 2 figli. Ho frequentato l’Istituto Magistrale. Ho lavorarto 10 anni in una cooperativa che si occupava di trasporti. Da 11 anni lavoro presso la Cooperativa Solidarietà e Lavoro, prima presso il Padiglione del Mare e della Navigazione e da 6 anni al Museo Galata. Mi occupo della reception, biglietteria e amministrazione. Il lavoro che svolgo mi piace, soprattutto il contatto con il pubblico e i visitatori. Sicuramente mi servirebbe fare un corso d’inglese…ho studiato sempre francese. Nel tempo ho lottato molto per migliorare la struttura in cui lavoro, ho anche abbandonato più volte il posto di lavoro quando le condizioni atmosferiche si facevano insopportabili…però è servito a migliorare!

MARCO – nasco a Milano, il 24/01/64 ( MA NON LI DIMOSTRO!), ho una formazione scientifica e potendo ritornare indietro, opterei per una scelta di tipo linguistico. Lavoro al Museo del Mare di Genova, nei seguenti ruoli: biglietteria e reception, operatore didattico, saltuariamente addetto al bookshop.

Mi piace il contatto con il pubblico e in particolare con i bambini. Reputo la mia città molto bella, con un notevole patrimonio artistico-culturale e paesaggistico che quando posso tendo a promuovere, ho creato in passato alcune proposte di visita. Credo molto nell’amicizia e nella collaborazione, anche sul lavoro, ho il difetto forse di essere un pò impulsivo. Vorrei contribuire perchè la nostra realtà diventi sempre più collaborativa e comunicativa!

BARBARA – Sono di Genova, da sempre, nata nel 1973. Dopo un “brillante” diploma di perito turistico, con un’esperienza di studio in Francia, con tanto entusiasmo ho frequentatao 2 anni di facoltà di scienze politiche e un corso di marketing internazionale, poi l’entusiasmo durava, ma i soldi no e ho iniziato a lavorare. Il primo vero lavoro è stato nel mondo del volontariato poi i bisogni contingenti mi hanno obbligato ad accontentarmi ed è iniziato un lungo periodo di “non soddisfazione” dove contava solo lo stipendio. Ho vissuto tutta la negatività di essere un numero in una grande azienda e tutte le frustazioni derivate dall’essere obbligata a lasciare la testa furi dal luogo di lavoro. Intanto cambiavo, alzavo quella testa che per troppo tempo ho tenuto bassa, avevo voglia di partecipare! Avevo avuto un figlio e volevo essere una risorsa anche per lui! Quando il mio contratto a termine è finito è stata una liberazione.

Ho così incontrato Solidarietà e Lavoro. Dopo un piccolo incarico in ostello dove facevo le pulizie, ho avuto la possibilità di lavorare in Acquario. Mi si è aperto un mondo. Ho riscoperto responsabilità, voglia di afre, soddisfazione, nonostante la pressante presenza del cliente ( così chiamiamo il proprietario della struttura dove lavoriamo…).

MASSIMO- Sono nato a Genova nel 58. Sono nel gruppo …”quello con più esperienza!”. I luoghi che hanno caratterizzato la mia formazione culturale e non, sono stati in giovane età una famiglia disfunzionale, la scuola e la palestra. Non ho terminato gli studi facendo di tutto per non passare la maturità e cercando di fuggire alla disfunzionalità della mia famiglia anche con le droghe. Ho incontrato la cooperazione sociale dopo essermi giocato le occasioni che la vita mi ha presentato: sono stato nella nazionale di judo, istruttore, tassista, dipendente comunale.

Ho ricominciato ogni volta e adesso sono l’ostellante di Sugenova. Mi occupo della cura dell’ospite in tutto e per tutto, tendenzialmente mi piace lavorare da solo, ma adesso dopo essermi fatto una grande esperienza e conoscenza del lavoro, ( in passato ho anche condotto un agriturismo), vorrei costruire un vero staff dell’ospitalità!

ROMINA- nata a Genova nel72. La mia vita è stata sempre impostata in un contesto di paese fra famiglia e lavoro. Mia madre ha sempre avuto da generazioni una trattoria tradizionale, la mia infanzia si è svolta accanto a lei in trattoria. Ho fatto studi turistici. Il mio sogno è lavorare in agenzia di viaggi: per conoscere posti, studiare la geografia, viaggiare. Questa è la mia passione. Ho lavorato come stagionale sempre e poi ho avuto l’occasione di lavorae in Comune ai Servizi d’Informazione turistica e nel 2001 sono stata assorbita dalla cooperativa Solidarietà e lavoro, sono stata coordinatrice di Genova Informa, ora Pegli Informa e l’ostello Sugenova: la nostra recente avventura.

Tutto questo vissuto..è a disposizione del viaggiatore Le Mat a Genova!!!

Seguiamoli nel loro progetto di un’accoglienza più autentica, semplice, direi…comprensibile Su-Genova! In Bocca al Lupo!. Sonia.

Il giro del mondo in una cena


Dopo un lungo inverno…finalmente è tornato il momento di stare fuori la sera, cenare all’aperto, godersi il freschetto in piazza.

Sabato 12 maggio a Cannara (PG) in piazza…si sono ritrovati per cena uno strano gruppetto di personaggi attirati dall’idea di fare il giro del mondo con una cena!

Chissà che cosa li ha attirati di più?

L’idea di assaggiare la buonissima Cipolla di Cannara elaborata in “tutte le salse”…

alla maniera dei giapponesi, francesi, indiani, cubani, americani.

Molto probabile…

oppure il fatto che a cucinare fosse Jennifer: una private chef, una americana in Umbria amatissima e seguitissima nel suo blog Life Italian Style,

oppure…

la curiosità di

conoscere questa “Tana Libera Tutti” di Cannara..di cui tanto si sente dire..ma non ci sono ancora mai stato a cena…oppure il fatto che l’invito lo avesse fatto di persona la Sindaca di Cannara?

Beh fatto sta…che ci siamo trovati in 25 persone circa, tutti diversi, tutti con le proprie curiosità, chi esperto di vini, chi di cucina, chi di politica locale, chi di bambini, chi di viaggi…

Non solo i piatti parlavano lingue di verse, anche le persone a dire il vero…provenienti da varie parti del mondo…chi più vicino chi più lontano, tutti d’accordo sul fatto che è stato un piacere!
A cena ..anche chi conosce Cannara come le sue tasche…anche chi per la Cipolla di Cannara lavora a disciplinari, politiche agricole, politiche commerciali…realizzazione di eventi…beh scoprirli ancora una volta stupiti di come è stata cucinata, di un gusto nuovo, di quanto è bella la piazzetta dell’ostello e quanto si sta bene…lascia proprio soddisfatti!
Lascia soddisfatti soprattutto i soci della cooperativa La Tana Libera Tutti per aver sperimentato ancora una volta una nuova collaborazione, una innovazione, la soddisfazione di essere stati come sempre all’altezza…seppur partiti da un certo…interessantissimo svantaggio!

Alla prossima!!!

foto di Federico Bibi

Un viaggio in maremma con Ecometettoilmondo

Ho passato un weekend con Massimo, Fabiola, Monica, Barbara, Massimo…e altri amici di Ecometettoilmondo di Follonica. Sono andata per una giornata di lavoro sull’affiliazione Le Mat e abbiamo approfittato per sperimentare un viaggio vero … con i miei bambini. Abbiamo passato tre giorni nella zona compresa fra Follonica e Campiglia Marittima in Val di Cornia.

“Il giorno più bello della vacanza è stato quando ho potuto conoscere i figli di Massimo. I loro nomi sono Lorenzo che ha 11 anni, Anna 5, Chiara 13, Matteo 15. Mi è piaciuto andare sopra gli asini e mentre ero in passeggiata ha mangiato gli asparagi.

Dopo Gilda, un’asina, ha pistato una bottiglia di plastica a terra che ha fatto rumore, io che ero sopra di lei ho urlato…si è spaventata anche l’asina di Olivia!” Così scrive Giosuè ( 8 anni) nel diario dei viaggi di Le Mat.

Mi è servito un pò per conoscere meglio le persone, i luoghi, poter dare qualche consiglio, avere la possibilità di ringraziare chi mi ha accolto! Grazie!

Ho visto finalmente la mitica spiaggia attrezzata Tangram…fuori stagione…in una giornata ventosa di sole in cui si poteva comunque giocare con la sabbia e correre in riva al mare.

Tutto vuoto ancora ma Fabiola mi ha raccontato dove si stendono le pedane per l’accesso delle carrozzine, dove si posiziona la tavola braille, e poi tutto quanto accade: le serate, le attività, i libri, la canoa, il bar…gli incontri.

Alla spiaggia ci siamo andati in bicicletta, si possono noleggiare accanto alla stazione ferroviaria. Si attraversa il borghetto antico di Follonica e ci si trova subito su una bella ciclabile fiancheggiata da pinete. In poco più di 3 chilometri si raggiunge un podere dove l’associazione Asiniamo fa fare ai bambini una bella esperienza di avvicinamento agli asini. Vicino una riserva umida popolata da tante specie …ricordo le garzette, il tritone, la vacca maremmana.

Abbiamo dormito in aperta campagna al Barattolo, una casa colonica con delle camere perfette per una famiglia numerosa come la mia!

Un bel soggiorno che sembra di stare a casa, la cucina per fare la colazione, il prato per giocare, i gatti, il forno, l’aia. Susanna e Fabio son dei perfetti padroni di casa, presenti attenti ma non invadenti.

Tutt’attorno si coltivano carciofi e baccelli e meloni.

Il sabato abbiamo visitato il canile comunale gestito dalla cooperativa Il Nodo. Abbiamo portato a spasso Leo, Senna e Giotto. Ci hanno spiegato anche come funziona un canile, e raccontato qualche storia…un pò triste…di cani abbandonati. Al canile ho visto chi si prende cura di loro: sono fantastici! I bambini erano entusiasti.

Quando Ecomettettoilmondo ti propone un viaggio ..pensa anche al piano b se piove! Sono proprio bravi!

La domenica alla scoperta dell’area dei Parchi di Val di Cornia.  Iniziamo con Campiglia Marittima che ci riserva delle sorprese: una finestra sul medioevo..incredibile! Dalla Rocca di Campiglia si scorge in lontananza un’altra Rocca: è quella di San Silvestro, lì vogliamo andare al centro del parco archeologico-minerario.

Era il primo maggio…e voi non potete immaginare i brividi che ho provato nel ripercorrere questo viaggio nel cuore della terra. Lo sfruttamento  minerario di questo territorio, ricco di giacimenti di rame, piombo e argento si è protratto dagli etruschi fino al 1976. Durante tutto il tempo della visita alle miniere …non potevo far a meno di pensare alle tante generazioni di minatori che hanno faticato per tutta la vita e alcuni, tanti, l’hanno perso la vita per il loro lavoro!

8 ore di lavoro in 2 persone, per avanzare nello scavo di 1 metro di galleria, estrarre una tonnellata di roccie da cui si possono ricavare 15 gr di rame! Ho meditato tanto…

Quando usciamo con il treno dalla galleria di carreggio alla Stazione Villa Lanzi…in un piazzale lì accanto la gente festeggia il primo maggio. Banchetti, musica, informazione…negli stessi luoghi dove fino al 1976 si sviluppava il lavoro e la vita dei minatori. Il luogo è pregno di storie, di storie di uomini. Non lo dimenticherò veramente questo viaggio! Qui rincontriamo, senza esserci dati appuntamento, Monica e Massimo …non sarà un caso!!!!

Il mio diario del film Le Mat in Umbria

Magari Production in Umbria con Le Mat

Cari amici

voglio raccontarvi la mia ultima avventura LeMat.

Siamo stati così contenti di ospitare la Magari-Pruduction-Film

per girare a Coloti il film-diario di viaggio. Tutto organizzato con l’aiuto e la supervisione di Sonia.

All’nizio eravamo atterriti all’idea di un regista invadante e creativo sempre pronto a riprenderci in ogni momento. Il borgo andava rinfrescato, ripulito, riordinato, dentro e fuori. La fiction stava per varcare il cancello e io pensavo già a come mettere insieme il guardaroba.

Poi c’era tutta la logistica da inventare: i suoi pasti, i suoi spostamenti, il suo tempo libero…. aiuto!!! Per fortuna abbiamo fatto una riunione con Sonia in cui abbiamo trasvolato su date, eventi, costi, testi, dizione (?) Mistero totale: abbiamo capito che nessuno di noi sapeva esattamente cosa sarebbe successo

Sono arrivati di notte, mi sentivo tesa. Era tardi, so che non è quello il miglior momento per ragigungere Coloti. In quel momento speravo di accoglierli al meglio e, tanto per cominciare, il nostro amato cane Maya abbaiava per quell’arrivo notturno spaventando i viaggiatori già stanchi e mezzi addormentati.

Ve li presento:

Stefan è un giovane uomo, viene da Berlino, abituato a viaggiare e ai viaggiatori, flessibile, gli piace stare in compagnia e scambiare due chiacchiere. Parla molto bene l’italiano.

Silke è la sua compagna, creativa, sorridente, molto collaborativa. Lavora nel sociale organizzando attività per i ragazzi di strada.

Mercan bambino di 7 anni, simpatico, curioso, mangia tutto soprattutto le polpette fritte di riso e verdure, e gioca sempre. Sta imparando i giochi di carte italiane. La sua risata era una musica perfetta per il film.

Sasha un loro amico. A Berlino vende mobili. E’ un viaggiatore raffinato, amante della lettura e del sole.

Lavorare al film-diario

Stefan è molto paziente e pragmatico e non vuole certo che il lavoro rovini la loro vacanza quindi programma i tempi con cura e cerca di evitare sforzi inutili o eccessiva dispersività. Anche Silke aiuta sempre. Così ho avuto tempo di portare avanti i preparativi per l’arrivo dei prossimi clienti contemporaneamente al film.

Le prime riprese sono state delle panoramiche interne ed esterne, con persone o vuote, senza la pretesa di narrare. Infatti Stefan aveva bisogno di conoscerci meglio e capire cosa volevamo raccogliere nel film. Un pomeriggio, unendo le sue prime impressioni alle richieste nostre e di LeMat, Sonia e Stefan hanno trovato il filo rosso che potesse legare la nostra storia alle altre storie LeMat…. semplice il diario di viaggio viola protagonista della prossima campagna promozionale.

Una donna scrive sul diario di viaggio quello che succede giorno per giorno durante la sua vacanza: arrivare, la cena con gli amici, preparare tutto con cura per il prossimo fine settimana, giocare nel bosco, accendere il fuoco, riposarsi nella casa…

E’ stato interessante immaginare che emozioni comunicherei per pubblicizzare il mio lavoro. Avrei voluto che lo spettatore potesse sognare la natura libera, il silenzio, i colori caratteristici di questi luoghi. Poi la vita reale al borgo ha preso il sopravvento e ci siamo ritrovati a ridere e girare e registrare in un flusso costante in cui le riprese e le azioni reali si mescolavano dandomi un ritmo diverso, più consapevole, più calmo. – Anna Bartoli Langeli – Borgo Coloti.

Viaggiatori Le Mat …si parte!

Le Mat è un invito a partecipare!

Lo abbiamo detto più volte, anche nel nostro manifesto, e adesso siamo pronti per INCLUDERE realmente il Viaggiatore nel nostro progetto d’impresa!

Nelle imprese Le Mat si progetta e si prendono le decisioni insieme. Una persona diversa, un’idea diversa, un punto di vista sono un diritto per costruire qualcosa di più ricco e partecipato e democratico! I nostri viaggiatori sono da sempre curiosi di questo operare, vogliono capire, ci chiedono, si fermano con noi per conoscere. Trasparenza e tracciabilità sono le regole!

Insieme al viaggiatore ogni giorno noi scopriamo quanto dobiamo fare per essere davvero accoglienti!

Da oggi Il Viaggiatore Le Mat può sostenere gli imprenditori sociali Le Mat acquistando la tessera Viaggiatori sociali…

La tessera dura un anno dal momento della sottoscrizione e costa 20 euro. La tessera è un modo per riconoscersi. E’ un invito a partecipare!. Un invito a raccontare, a inviarci suggerimenti e commenti. Con la tessera riceverete il Diario dei viaggi di Le Mat, un taccuino di viaggio in cui raccontare, disegnare, raccogliere pezzi di viaggio! L’ideazione grafica dell’opera è di Niccolò Angeli.

Con questa sottoscrizione ci permettete di dare forza all’Associazione Le Mat che da sempre opera e intraprende per l’inclusione.

Inizieremo la nostra campagna adesioni alle fiere Fà La Cosa Giusta a Milano e a Gitando a Vicenza. Veniteci a trovare!

Si parte per una nuova sfida…diventa un viaggiatore Le Mat! Scrivi a info@lemat.it e richiedi la tessera ti invieremo anche il diario dei viaggi!

Fare comunità

Sono a Bagnacavallo ( RA) in compagnia del Consorzio Fare Comunità e della cooperativa sociale Il Mulino, stiamo facendo una giornata di formazione e di approfondimento sull’Innovazione Imprenditoriale nelle coopeartive sociali di inserimento lavorativo. Oggi è la giornata dedicata alla buona prassi Le Mat.

Stiamo parlando di inclusione, di autonomia, di comunicazione. Si fanno anche piccoli lavori di gruppo: eccone uno! Ho chiesto di taggare il testo del manifesto Le Mat, vediamo cosa ha colpito e risuonato a Fabio, Sara e Laura!

cura, metodo di ospitalità, sviluppo economico sociale e sostenibile, cooperazione tra viaggiatore e imprenditore sociale, barriere, idee e responsabilità, partecipare, diritto di cittadinanza per tutti, diversità, stare bene, identità=singolarità.

Siete d’accordo?

La cooperativa Il Mulino insieme ad altre del territorio ( La Traccia, Botteghe e mestieri, La Pieve, e Sinettica) gestisce un ostello grandissimo nel centro storico di Bagnacavallo. Ovviamente sono andata a visitarlo, anche se in questo periodo è chuso, e per la prima volta da tanto tempo…mi è piaciuto!

Uno spazio molto luminoso, grande, semplice , flessibile! La cooperativa vuole lavorare sulla propria identità, imparare a comunicarla, progettare per e con la comunità locale, portare il mondo dentro all’ostello! E vi assicuro che c’entra tutto!  Spero di averli incoraggiati e di aver suggerito la metologia Le Mat!

Guardate il set di foto!

In Umbria…adaciu.


Abbiamo passato tre giorni accompagnando Adaciu in giro per la nostra Umbria un pò …segreta…quella degli imprenditori sociali nel turismo.
Si svela anche ai nostri occhi abituati un’Umbria diversa…perchè rispecchiata dai speciali viaggiatori Le Mat con cui abbiamo trascorso questi giorni.
Amelia, Elena, Valentina, Gioacchino, Francesco, Maurizio, Antonino ci hanno restituito domande, espressioni, parole per descrivere la nostra terra.  Alla rovescia…
<<Immaginiamo le persone che curiosano da dietro le imposte mentre passeggiamo per le vie di Cannara, dopo pranzo.
Che cosa si coltiva qui?
Che lavoro fanno le persone’ E I GIOVANI?
Ho notato che l’hai chiamata foresta..
Siamo perfettamente abituati alla sensazione di non avere niente attorno, di essere isolati, non ci spaventa per niente..
FERMATI GUARDA UNA POIANA
Qui sicuramente torneremo…
Guarda Siro quanto brilla sembra che esce fuori dall’oculare
Tu come hai iniziato a lavorare? Che facevi?
Il cuore oltre il powerpoint
Troppo, poco, non ci accontentiamo
Noi dobbiamo gettare il cuore oltre ..la gestione museale
Burri dipinge e basta
E che ci dici di terremoto?>>

Chissà quanti altri viaggiatori e quanti altri spunti dovremo imparare a cogliere ancora!
Ad Adaciu il nostro ..in bocca al lupo per il loro progetto di lavorio, turismo e cultura! Ci vediamo a Gibellina!