La natura non si ferma: visita alla Quercia Mazzocca, un patriarca vegetale del Parco Naz. Gran Sasso Monti della Laga.

Lunedì 15 luglio, sveglia ore 7.30 dopo la riposante notte trascorsa alla foresteria della Locanda del Cervo, ore 8.00 facciamo una energetica colazione preparata dal nostro amico oste Angelo, ore 8.45 borracce riempite alla fontanella posta proprio di fronte alla foresteria e via verso Piano Vomano, andiamo a vedere una quercia millenaria: un vero e proprio monumento naturale.

Piano Vomano è una frazione del comune di Crognaleto (TE), si raggiunge in 3 km dalla statale 80 per la strada che traversa su un ponte il fiume Vomano e passa per l’abitato di Senarica. Lasciamo la macchina nella piazza della chiesa, abbiamo due itinerari da compiere: uno che porta al Colle del Vento ( di cui racconterò in un altro articolo) e un’altro che porta appunto alla Quercia millenaria. Una signora del posto subito ci accompagna al sentiero per andare alla quercia, attraversiamo il piccolo abitato, lei ci spiega che solo in 2 famiglie originarie sono rimaste ad abitare a Piano Vomano, una delle quali è la sua. Chiediamo allora cosa fa di mestiere e lei ci spiega che c’ha le mucche e che anzi le faremmo un grosso piacere se andando per il sentiero richiudessimo dietro di noi il cancellino che hanno posto per non far entrare le sue mucche in paese. Poi ci racconta:

” Non se so lo avete saputo, ma la quercia è caduta!” Ecco noi questo non lo sapevamo veramente, ci siamo mossi in questi giorni di vacanza seguendo la guida di Stefano Ardito, (acquistabile direttamente al punto informativo della Locanda del Cervo) che in effetti è stata pubblicata nel 2006. Il 13 luglio del 2007, invece, la grande quercia millenaria ha smesso di vivere! La nostra curiosità si fa ancora più grande, il gigante è caduto, è il destino di tutti gli esseri viventi, ma ci ha lasciato una ricca discendenza di ogni età, che popola i suoi dintorni e ne perpetua la vita. La natura non si ferma! Cerco di spiegarlo ai bambini e andiamo a vedere più affascinati di prima.

Dopo un brevissimo tragitto eccola: distesa al suolo, piegata sulla terrazza naturale su cui è cresciuta e rimasta al suo posto per quasi mille anni, affacciata a strapiombo sulla valle, alla vista della catena del Gran Sasso. Una forte emozione! Così caduta possiamo apprezzare anche l’interno del suo fusto, dal midollo alla corteccia, ben 8 metri di circonferenza. Era alta 20 metri, il tronco si è spezzato alla base, e pensare che aveva resistito a ben 3 folgorazioni di fulmini, i suo rami ne portano ancora le cicatrici.

Il suo nome deriva dalla conformazione nodosa del tronco, si tratta di una quercia roverella, scampata al taglio, all’inizio dei suoi tempi,  per le eccezionali dimensioni.

Osservando attentamente il tronco e i rami si nota come sia stata la casa di tanti altri esseri viventi, vegetali, come rovi, viole, vischio, funghi…e animali, come insetti, roditori, uccelli…tutti hanno lasciato dei segni sul grande albero!

Sono passati 6 anni da quando è caduta e la nostra nuova amica di Piano Vomano ci dice che il Parco sta cercando di proteggerla e valorizzarla e farla conoscere ai visitatori della montagna, ne vale la pena, avvicinarsi e meditare seduti accanto a questo nostro “genitore”!

 

 

 

 

 

Il Bosco conquistato di Chiarino: una storia di sopravvivenza, un sogno più che secolare!

Ho appena trascorso 6 bellissime giornate alla Locanda del Cervo a Paladini nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga in compagnia di Angelo, Barbara, Silvia, Ida: neo-protagonisti dell’accoglienza Le Mat in Abruzzo.

Ho trascorso questa vacanza con i miei bambini camminando a lungo nella valle del Vomano, un torrente che scorre proprio davanti alla Locanda e separa il gruppo della Laga da quello del Gran Sasso. Lungo lo stesso tragitto del Vomano corre la Statale 80, la cosidetta Strada Maestra che collega L’Aquila a Teramo. Quello della Strada Maestra è oggi uno degli 11 distretti del Parco e noi abbiamo cercato in questi pochi giorni di scoprirne le principali bellezze e storie. La statale 80 è una delle strade più antiche dell’Appennino, costruita sul solco scavato nei millenni dalle acque del Vomano che dopo l’apertura del Traforo del Gran Sasso, è rimasta tagliata fuori dalle principali direttrici turistiche … ma forse meglio così!

Abbiamo gironzolato fra un versante e l’altro della Valle senza riuscire a decidere quale fosse il più bello.

Quì vi racconto di una giornata trascorsa sul lato del Gran Sasso, una escursione nel bosco di Chiarino.

A partire dalla Locanda del Cervo, si va sulla SS 80 in direzione Aquila e dopo pochi Km si arriva alla diga di Provvidenza. Questo è il punto da dove inizia l’escursione, è il punto in cui il Fosso Chiarino si butta nel Vomano, formando per azione della diga, il lago artificiale di Provvidenza ( 1000 m s.l.m), sfruttato ai fini della produzione di energia idroelettrica.

L’escursione da qui ci porta fino oltre la sorgente del Chiarino, alle pendici del Monte Corvo, al rifugio Domenico Fioretti ( 1503 m s.l.m.) nel bel mezzo di un fantastico pianoro erboso, oltre il quale gli escursionisti esperti avviano la salita alla cima del Monte Corvo.

Superata la diga, si inizia un percorso di circa 4 km che risale dolcemente la valle attraverso una spettacolare estensione boschiva, per lo più faggeta. Vi si trovano anche altre specie come il tasso, il frassino, aceri e olmi. Dopo un pò di cammino si scorge la vetta, con le sue pareti strapiombanti su cui attecchiscono le conifere. Ci si fa facilmente l’idea del valore di questo bosco: un valore legato allo sfruttamento delle sue due principali risorse: legno e acqua.

E infatti ecco che si notano le opere idrauliche ( oltre la diga ovviamente), i tombini dell’acquedotto ci raccontano chi e quando lo ha fatto realizzare…come c’era da immaginarselo!

Dopo circa 4 km si giunge ai ruderi di un molino ad acqua: Molino Cappelli, dotato di una torre con feritoie. Carlo Cappelli era un signore locale che verso la fine del 1700 comprò la montagna e il bosco privando i cittadini della vicina comunità di Arischia della loro principale fonte di sostentamento. E’ da qui che inizia il secolare contenzioso fra i Cappelli e gli Arischiesi. Ho scoperto questa storia, apena giunta in cima al rifugio. Dopo una sosta al Molino, si continua sulla sterrata e si entra di nuovo nella faggeta. Ad un certo punto il bosco si dirada, siamo a Piano del Castrato, dominato dai pendii ghiaiosi e dagli speroni rocciosi del versante sud-occidentale del Mone Corvo. A poca distanza da un grande fontanile si intravede il tetto del rifugio. Ci avviciniamo entriamo e scopriamo, scritta su una pietra posta all’esterno del rifugio, la storia completa del Bosco di Chiarino:

-nel 1799, approfittando del cambio di regime, dai Borboni alla Repubblica Partenopea, gli Arischiesi si ribellano al dominio della famiglia Cappelli, innalzando l’ Alberata di Chiarino occupandone i culti, i territori e i pascoli

· 1865: il giudice regio condanna gli arischiesi a lasciar libera la montagna di Chiarino ed intima di cessare ogni attività fino ad allora svolta.

· 1901: gli arischiesi occupano il bosco e vengono arrestate 75 persone. · 1910: la Cassazione emette la sentenza definitiva.

· 1920: gli arischiesi occupano nuovamente la montagna e vengono arrestate 9 persone. Quattro legali difendono gli imputati ed il Comune. Gli arischiesi chiedono ai Cappelli una lunga locazione e loro, per timore di azioni rivoluzionarie, decidono di vendere.

· 1922: Arischia acquista la montagna.

Nel tempo di discesa, medito e fantastico su questa storia, mi viene la voglia di approfondire e vorrei conoscere di più magari anche del periodo medioevale e perchè nò, dell’età romana e preromana. So che la montagna conserva anche questi segni e un altro giorno andrò a cercarli !

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IN CAMMINO ALLA SCOPERTA DEL PAESAGGIO E DELLE TESTIMONIANZE DELLA STORIA LOCALE: UOMINI E BOSCHI

Un viaggio pomeridiano e  serale che partirà dalla visita del Museo del bosco e della montagna di Stia, proseguirà con un escursione con i ciuchi alla scoperta della valle dell’Oia, una delle valli più riccamente abitate dalla fauna selvatica del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

Si  completerà l’esperienza con la  presentazione e degustazione di prodotti alimentari di micro produttori locali aderenti al locale Gruppo di Acquisto e/o appartenenti ad uno dei diversi presidi Slow Food del Casentino.

Richiedesi abbigliamento comodo, scarpe da trekking, e disponibilità a stupirsi….

Una domenica in Toscana – nel Parco delle Foreste Casentinesi

Ieri abbiamo voluto andare a vedere il nostro amico e collega Stefano Beci che da da un paio di mesi ha preso in gestione il rifuggio CASANOVA.

Una bella giornata, gente simpatica e intelligente, tante cose da scoprire e tanti, tanti alberi…..

a Stia in Provincia di Arezzo, vicino a Poppi.  

Nel rifugio c’è tutto quello che serve, anche il riscaldamento…..e con Stefano diventerà sempre più accogliente!

Andate a vedere e prenotate  http://www.parks.it/rif/casanova/

Chi sa se diventerà un luogo Le Mat….AUGURI!!!