Una giornata speciale

 

          Non conoscevo l’ esistenza di un bosco così ricco di storia a Collestrada…..Pensavo fosse soltanto un luogo di appuntamenti per coppie di innamorati..(ma anche questa e’ storia!! )
           E’ così interessante conoscere e riscoprire  la nostra storia quella piu vicina a noi, geograficamente parlando!
In questo modo possiamo capire piu i nostri tempi…… e il perche’ di certi comportamenti sociali nelle diverse epoche storiche.
           Allora mi piace pensare che Sonia e Antonio, le nostre guide,(coaches) sono folletti Forabosco che
 nel giorno 10 del mese terzo dell’anno domini 2015, ci hanno accompagnato nei sentieri del bosco di Collestrada.
          Con i loro occhi grandi profondi e neri abbiamo visto uomini e donne che lavoravano con passione
questa fertile  terra mentre era oggetto di desiderio da parte di ricchi di Assisi e Perugia che da
parte opposte ne condividevano la visuale.Abbiamo visto anche la trasformazione  fisica di questo colle
dal tempo degli etruschi ad oggi: cunicoli sotterranei che, nei tempi del Medioevo, univano  il villaggio con le terre
limitrofe   e nel tempo della guerra fungevano da rifugio per i ribelli o partigiani.
            I nostri folletti Forabosco Sonia e Antonio ci hanno anche narrato l esistenza di un lebbrosario in questa zona  dove paradossalmente si viveva meglio al suo interno a contatto degli ammalati,  piuttosto che fuori dove  malfattori  e briganti erano sempre in agguato.
            Ma ci hanno parlato anche di un luogo dove i folletti esistono ancora …luogo che prende il nome dalla loro stirpe follettiana” Il Forabosco” ………Qui infatti mi fa piacere pensare che gli occhi scuri a volte silenziosi e lontani di bambini speciali vengono a tenere vivo il ricordo di tante storie segrete che puo’ ancora narrare il bosco di Collestrada.
Monica

Storie dal cassetto della memoria…

…una storia collettiva scritta ed elaborata a più mani dai partecipanti al corso Ahead Perugia Biblionet.

Le immagini storiche in bianco-nero sono concesse in uso dall’Archivio della Memoria Condivisa del Comune di Perugia, i prestatori delle foto originali sono i sg.ri Cambiotti ( che tra l’altro partecipa al progetto Ahead e che ha animato la passeggiata fotografica con le sue dirette testimonianze), Taticchi, Mingozzi, e l’ISUC Istituto Umbro di Storia Contemporanea. Archivio Giorgetti e Oziosi.

Il giorno 24 marzo noi del corso Ahead, con i nostri coaches, siamo usciti a Ponte San Giovanni per osservare e fotografare le zone più significative della cittadina. Abbiamo iniziato la visita con la Stazione ferroviaria la cui costruzione risale al periodo tra il il 1866 e il 1920.
Questo traguardo ha permesso la nascita e lo sviluppo di alcune industrie locali quali Pascoletti, che produceva le traverse per la stessa ferrovia, in seguito il Molino Ponte, De Megni legnami e distilleria, Margaritelli sempre  per la lavorazione legnami. Queste realtà hanno permesso anche l’integrazione con gli abitanti di località limitrofe e non solo.
Con la Seconda Guerra Mondiale, tra il ’43 e il ’44 Ponte San Giovanni subì vari bombardamenti che colpirono gran parte delle costruzioni di interesse storico e logistico tra cui la ottocentesca Stazione Ferroviaria distruggendo anche  binari e vagoni. In seguito fu ricostruita, piano piano ampliata aprendo altri tronchi ferroviari e ammodernata sostituendo le locomotive a vapore con quelle elettriche.

Ricordo che alla fine degli anni ’50 inizio anni’60, quando io (Aurora) prendevo il “trenino” per andare a scuola a Perugia (all’epoca a Ponte San Giovanni c’era solo la scuola elementare e per la scuola media occorreva andare a Perugia), le locomotive a vapore venivano ancora utilizzate per il trasporto merci.
Come possiamo vedere oggi ha raggiunto un grave stato di degrado e risulta essere inadeguata ai tempi per  cui sono già iniziati i lavori di ampliamento e ammodernamento compresa la costruzione di un sottopassaggio per evitare l’attraversamento a raso dei binari.
La nostra passeggiata  è continuata lungo le Vie Manzoni e Pontevecchio fino ad arrivare al Ponte sul Tevere e all’area su cui sorgeva il Molino Pastifico Ponte fatto crollare il 4 luglio 2009…..di cui vi racconteranno i nostri colleghi.

VIA Manzoni, già via Tiberina, è una strada lunga che andava dalla stazione al ponte sul Tevere.
La strada era un tempo lunga e deserta fiancheggiata da 4 case e un albergo e ci si conosceva tutti!!!
C’ era un barbiere, un fruttivendolo e il Bar Boco considerato il centro del paese.
La Domenica tutti si ritrovavano là a parlare di …calcio!…..direte voi?
No, di ciclismo!!!
C’ erano i bartaliani e i coppiani che davano vita a vere e proprie guerre!(CITAZIONE DI VITTORIO CAMBIOTTI).

Via Pontevecchio era l’unica via di comunicazione importante di P.S.Giovanni.

Piena di attività artigianali, dal fabbro, al falegname , al fornaio…il tutto in un contesto molto familiare. La guerra ha cambiato il volto della via, i bombardamenti hanno fatto morti, distrutto edifici lasciando dolore e lacrime.

Attualmente la via ha un aspetto completamente diverso, ad eccezione di due o tre palazzine, che sono la testimonianza dell’animazione esistente dell’epoca.

La nostra passeggiata nella storia di Ponte San Giovanni continua, ci troviamo davanti al ponte vecchio ricostruito solo negli anni 90, dopo che il bombardamento della seconda guerra mondiale che lo aveva distrutto, quando il fiume Tevere era un’attrattiva per Ponte S. Giovanni, conosciuto in tutta Perugia ed era navigabile, la gente del posto vi faceva il bagno.  La nuova costruzione del ponte è tutta in legno e unisce le due sponde del fiume, negli anni successivi fu costruita la diga.Da una parte di questa sponda possiamo osservare il panorama  ed il punto in cui sorgeva il pastificio “PONTE”.

Pastificio “Ponte” ieri e oggi
La storia si costruisce anche attraverso la memoria di attività che non esistono più.
Il pastificio “Ponte” ormai è solo un marchio, ma i luoghi testimoniano passato e presente.
La fabbrica, la foto di gruppo della squadra calcistica al tempo sponsorizzata, il panorama com’era.
Ed ora poche mura scrostate, davanti graffiti colorati nati dalla fantasia popolare.

Ed ecco il nostro gruppo che posa davanti al cancello della vecchia fabbrica; dietro solo un campo incolto e poche mura a testimonianza dell’abbandono.

Ma intorno è viva ancora una realtà suburbana che continua la sua storia…

 

 

Bosco Suggestivo

Nel “mezzo” del cammin della mia  vita, assieme a una dozzina d’altri, mi ritrovai nel bosco di Collestrada, e con queste foto, volli immortalar la storia assai intrigante e che tanto mi rapprese, d’imperatori, santi e cavalieri, guerrieri dittatori e soldati liberatori.                                                                                                                          

Il Bosco di Collestrada, storie e avventure.

L’appuntamento è al parcheggio del cimitero di Collestrada, e già, si trova proprio vicino al canile. Qui è stato portato il mio pastore maremmano, dopo che è scappato. Ricordo ancora le peripezie, con un amico di Federica (mia figlia), per riportarlo a casa in macchina. Purtroppo “Pancho” ci ha lasciato…, per sempre, e così me lo voglio immaginare, che esplora felice questo bosco.

Pensare che identifico Collestrada con il Centro Commerciale, eppure sono nata a Perugia, ma non ho mai avuto occasione di capitarci, in questa zona. Sono già tutti arrivati. Aspettiamo ancora qualche minuto per permettere agli altri di raggiungerci e poi ci incamminiamo per il sentiero che porta al bosco.

La vegetazione ha l’aspetto tipico dell’inverno che sta finendo troviamo piante di cardi, erica e inoltrandoci sempre più nel bosco, querce, pungitopo, asparagine … ed ecco, ci vengono indicate anche delle tracce di cinghiali, malgrado il bosco sia molto vicino al centro abitato.

C’è un’atmosfera rilassante, come sempre quando si cammina in mezzo alla natura, Antonio vigila su di noi, il percorso è un pò accidentato. I “rumori” che si sentono…, i cinguetti degli uccelli, ma anche le nostre voci, e soprattutto, ascoltiamo con piacere la voce di Sonia, che ci racconta la memoria storica di questo bosco.

Ci narra del tempietto paleocristiano del martire Asclepiodoro, il cui corpo fu diviso in due, ma non c’è traccia del tempio e del corpo, perché i Barbari, scoperto il tempio, lo saccheggiarono e fecero razzia di tutto quello che vi trovarono.

Del “Lazzaretto” di Collestrada, nel quale trovavano rifugio e lavoro molti degli abitanti di Collestrada, ed anche S. Francesco di Assisi. Lazzaretto che fu soppresso dalla Chiesa con Papa Paolo III.

Attraversato il bosco, scopro che si vede in lontananza il Monte Subasio,  e ascolto la narrazione degli episodi di guerre che si disputarono, tra le famiglie nobili di Assisi e Perugia per contendersi queste  terre che stiamo percorrendo. Guerre che hanno visto combattere il “nostro” S. Francesco, e che dopo la prigionia, lo hanno portato a cambiare la propria vita.

E poi ancora, delle guerre tra i famosi condottieri Malatesta e Braccio Fortebraccio, e del fatto quest’ultimo diventò Signore di Perugia, perché conosceva meglio il territorio e organizzò l’esercito adottando una strategia che risultò vincente.

Proseguiamo il nostro cammino, scoprendo una collina caratterizzata da una fila di alberi di dimensioni diverse, che la rendono veramente graziosa, è la zona di Brufa.

E ancora, scopriamo che sotto lo stradone che stiamo percorrendo, sono stati messi dei ciottoli dai tedeschi, che hanno usato il bosco come luogo di accampamento e nascondiglio delle armi. Dell’aereo inglese caduto nel bosco.

Insomma, storie raccontate da persone che hanno vissuto in quei periodi, ma le tracce di questi avvenimenti, non sono a noi visibili.

Ed ecco un altro dei segnali che strada facendo abbiamo incontrato, che indicano il nome dei sentieri, questo ha su scritto, “il Fosso dello Sbirro” ed è legato alle leggende che raccontavano dei cunicoli sotto il bosco, che congiungevano le proprietà delle case coloniche al paese. Cunicoli riaperti all’epoca della guerra, per i civili.

Mentre mi immaginavo le vicende narrate e i diversi personaggi che sono stati ospitati da questo bosco, venivo riportata alla realtà, dalle tracce delle persone incivili che continuano a considerarlo, una “discarica”.
Questo mi rattrista tantissimo, significa che non abbiamo ancora acquisito quella responsabilità civile, che ci dovrebbe dare la consapevolezza che l’ambiente che ci circonda è il Nostro, che il male che facciamo al nostro ambiente, lo facciamo a noi stessi e ai nostri figli.

Ma non mi voglio far sopraffare da questi pensieri, voglio concentrarmi sulle sensazioni positive che questa esperienza mi ha trasmesso, è stata veramente piacevole interessante e rilassante.

Grazie a Sonia e Antonio, e a tutti i compagni di avventura.

Paola Mancini

“Macchia de Colle” crocevia di storie e di avventure

Si narra che il bosco di Collestrada e i suoi abitanti abbiano visto camminare per i suoi sentieri briganti, santi e imperatori ed oggi anche noi alla ricerca  di indizi e testimonianze che ci faranno sentire per un po’ parte della storia stessa.                          Ho creduto opportuno di lasciare il compito difficile di raccontare le gesta di questi personaggi ai miei compagni di avventura certamente più bravi e precisi di me.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         Vorrei invece soffermarmi  a descrivere l’emozione che  ho provato nel percorrere quei sentieri storici calpestando foglie secche e fango circondata da alberi spogli e arbusti che facevano da cornice al paesaggio.             Scopro con stupore di sentirmi libera, libera dai problemi quotidiani che la vita ci regala con generosità.                                 Ci siamo fermati in un punto aperto dove si scopre un panorama bellissimo fuori da ogni inquinamento, il cielo azzurro, il sole che ci riscalda, la lieve brezza mattutina, e in lontananza il Monte Subasio si mostra a noi ancora innevato.                 La nostra camminata prosegue, mentre a tratti ci fermiamo per ascoltare la storia del bosco e dei suoi personaggi raccontata dalla nostra professoressa Sonia con passione e semplicità, sentendo le imprese di Braccio Fortebraccio, di San Francesco, dei contadini alle prese con i briganti del posto, di guerre, della ritirata dei tedeschi, di uno sbirro sfortunato, dei cunicoli che proteggevano gli abitanti del posto, vivo tutto questo come in  un film di cui mi sento protagonista.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   All’improvviso il volo libero  di un falco cattura la nostra attenzione, mentre una timida farfalla volteggia intorno a noi.    Proseguiamo il nostro cammino per raggiungere il punto di partenza, cerco di immaginare il bosco in primavera con i suoi colori, con il canto degli uccelli e perché no anche delle cicale, dei vari insetti che popoleranno il paesaggio.                 Questa passeggiata di oltre due chilometri finisce qui, torno a casa serena pronta ad affrontare un’altra avventura.         Ombretta  Ortica

La macchia di “Colle”

 

Da sempre ho sentito parlare, ad esempio anche da mio padre, della macchia di colle  come una zona per andare in cerca di funghi e asparagi, credo lui stesso ci fosse andato a volte in compagnia di amici,  mentre io non avevo mai messo piede all’interno del bosco.

Con il gruppo del corso Ahead martedì 10 marzo abbiamo fatto una piccola escursione che mi ha permesso di scoprire quanto questo bosco sia ricco di storia. All’interno dell’area ci sono diversi sentieri che nel corso del tempo, ritengo gli abitanti del posto, hanno chiamato con vari nomi, tra cui ho memorizzato “la Polveriera”, “La strada del metano”, “La rogaja” e “Lo stradone” quest’ultimo da noi percorso credo per 6/700 metri  alla fine della camminata e che ho saputo fu tracciato e acciottolato dai Tedeschi all’epoca della Seconda Guerra Mondiale e che tuttora è percorribile ed è tenuto in qualche modo in essere.

Inoltre da un punto del  nostro percorso si gode di un panorama che arriva fino ad Assisi e al Monte Subasio che però abbiamo poco percepito a causa della foschia sebbene fosse una bella giornata di sole con il biancospino che stava  iniziando la sua fioritura.

Aurora Tosti

Bosco di Collestrada crocevia di storia e avventure

Per la prima volta in vita mia sono entrato nella macchia di Collestrada.

Non potete immaginare quanto piacere ho provato nel sentire il rumore delle foglie di quercia che calpestavamo, il profumo della piante e di aver arricchito la storia di Collestrada che conoscevo solo in parte.

 

 

Ho visto tante specie floristiche: dalla quercia, al cerro, al leccio, il ginepro, il biancospino … e nel sottobosco l ‘asparagina, il pungitopo ecc.

 

 

All’interno troviamo tanti sentieri”lo stradone”,”la strada del metano”,”le bighe delle bombe”ecc.

Collestrada ha una lunga  storia che va’ dagli Etruschi fino all’ultima guerra mondiale in quanto punto strategico e importante arteria di collegamento.

Nel terzo e quarto secolo D.C. fu’ ritrovata un’urna funeraria Etrusca raffigurante la morte di Tullio ai piedi del campanile e due urne di terracotta di epoca romana.

Purtroppo non rimane nessuna traccia del tempietto dove veniva conservato il corpo di Asclepiodoro, grazie al barbaro imperatore Ottone Primo che insieme ai suoi servi venne ha fare una battuta di caccia,portando sia il corpo che il tempietto.

Collestrada ha visto tante battaglie fra Perugia ed Assisi che la contendevano per la sua strategica posizione,in una di queste battaglie fu fatto prigioniero Francesco divenuto poi Santo e di conseguenza Assisi dovette sottomettersi al comando di Perugia.

Nell’ultima guerra mondiale i tedeschi vi nascosero delle armi e munizioni che poi fecero saltare all’arrivo imminente  degli Inglesi.

Qui si trovano vari cunicoli che servivano ai residenti del villaggio per nascondersi dal nemico.

Anticamente era anche famosa per il suo Lazzaretto che ospitava dei lebbrosi e molti paesani si rifugiavano per non cadere in mano al nemico.

Alla fine della grande guerra venne fondata una colonia che ospitava orfani di guerra ed io personalmente ne ho conosciuti due, perché tutte le domenica da Collestrada venivano a Ponte San Giovanni accompagnati dai loro  istruttori al cinema Fiammetta.

Concluso il tour anche se un pochino stanco ero contento di aver passato una bella mattinata piena di sensazioni e di aver appreso nuove storie.

 

Vittorio Cambiotti