Storie di terra

Nel periodo di tempo compreso fra febbraio 2011 e ottobre 2012 ad Iglesias, nella regione sud-occidentale della Sardegna, si è svolto il progetto Ad Altiora Terra Cruda, con l’obiettivo principale di insegnare ad alcuni giovani come si costruisce con la terra cruda ed inserirli nel contesto lavorativo della cooperativa sociale San Lorenzo che produce mattoni in terra cruda all’interno dell’ex fabbrica Rockwool di Iglesias. Le Mat ha partecipato, in qualità di partner, a molte attività di progetto. A conclusione di questa esperienza abbiamo raccontato in un fotolibro una di queste attività: quella transnazionale. Come se fosse un diario dei viaggi vi narriamo di persone, opere, tracce e trame che hanno a che fare con il paesaggio della terra cruda in due luoghi d’interesse del progetto: Provenza e Sardegna. Attraverso gli scatti dei viaggiatori che hanno partecipato alle visite di scambio, delineiamo le componenti imprenscindibili di queste storie che speriamo possano appassionare anche altri viaggiatori Le Mat. Buon viaggio!


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Diario di un viaggio di studio e di scambio tra imprenditori sociali…. in Sardegna

Siamo tornati tutti a casa oramai da qualche giorno dalla visita di scambio in Sardegna realizzata all’interno del progetto Ad Altiora –  Terra Cruda. Un po’ di tempo fa qui vi avevamo raccontato del nostro viaggio in Francia. Per i nostri amici francesi dell’Association Le Village era la prima volta che venivano in Italia. Sono partiti commossi e raggianti della esperienza e delle cose che hanno visto e imparato. Sono partiti come amici nostri. Quattro giorni in giro attraverso le tante facce e paesaggi dell’Iglesiente e del Campidano, lungo le tracce delle tante cose, manufatti, relazioni umane e dei tanti progetti di sviluppo diverso e inclusivo perseguiti e realizzati dalla Cooperativa San Lorenzo e dall’Associazione Terra Cruda. Come Le Mat , responsabile della parte trasnazionale del progetto, mi sento proprio soddisfatta perchè siamo riusciti a fare di questa occasione un vero viaggio di scambio, tra realtà , tra persone, tra storie. Un viaggio che può ripetersi, anche migliorandone aspetti e sviluppandone altri.

 

Tre i fili conduttori: cosa è cosa fa la coop san Lorenzo per il suo territorio e per le fasce più deboli,usando intraprendenza, coraggio, progettualità. Cosa significa recuperare un patrimonio di tradizioni e competenze di materiali e tecniche costruttive e abitative anche per creare occasioni di lavoro. Come creare luoghi e circuiti di un turismo speciale fatto di luoghi, conoscenza vera del territorio, scambi umani,apprendimento di buone pratiche. Il grande stabilimento nella zona industriale di Iglesias, un tempo sede di una importante industria fuggita all’estero come tante in Sardegna, è il simbolo del coraggio della San Lorenzo : acquisito e ristrutturato sta a poco a poco configurandosi come sede di tante attività produttive della san Lorenzo e dell’area. Intorno altri spazi dove si svilupperà un progetto di produzione energetica con fonti alternative e rinnovabili. In uno spazio anche i mattoni di terra cruda prodotti durante il progetto dagli allievi in formazione: si aspetta il “permesso” per essere utilizzati per restaurare un altro edificio che era in disuso e che completerà un complesso di residenzialità, tutto costruito con tecniche ecosostenibili, per persone in difficoltà economica e sociale , collegato ad una azienda agricola e florovivaistica, già impiantata,l’azienda di Terramanna.

Al Marganai è quasi pronto un rifugio straordinario in mezzo ad un immenso parco/riserva , una foresta sterminata di lecci tipica della Sardegna, un giardino botanico, persino una riserva per farfalle. Sentieri percorribili a piedi e in bicicletta che portano ad antichi borghi minerai. A primavera si potrà essere ospitati a dormire e mangiare .Una struttura già quasi pronta, già assegnata alla San Lorenzo, ma che è rimasta ferma per ostacoli burocratici.
Non è ancora pronto ma è a buon punto Casa Fenu, una villa nel borgo abbandonato e restaurato di Trattalias. Donata alla coop San Lorenzo per farne un luogo di turismo e accoglienza per persone in difficoltà e famiglie nell’antico borgo abbandonato e oggi restaurato di Trattalias .

Il 27 settembre è stata la giornata all’insegna della Terra Cruda: visita al centro di documentazione dell’Associazione a Samassi, al laboratorio che diventerà un grande centro di formazione per operatori in terra cruda, e poi un tour tra case antiche costruite e restaurate nel rispetto della tradizione della Terra Cruda. Nel giro nel Sulcis anche l’incontro straordinario a San Sperate con il grande scultore sardo Pinuccio Sciola: il suo laboratorio è un immenso parco di olivi e piante disseminato da gigantesche sculture in pietra e manufatti . Pinuccio Schiola fa uscire da queste sculture la musica della pietra.

E poi il mare, ma non quello delle speculazioni,dei villaggi, ma quello libero lungo tutta la costa che corre vicino alla grande zona mineraria, oggi in grande parte abbandonata. Mare, spiaggie bianche, rocce ripidissimee, ma anche tanti buchi, caverne degli ex pozzi, giganteschi scheletri di attrezzature in ferro dove venivano tirati su per essere portati via da navi, carrelli e contenitori pieni di minerali . Ma anche il mare visto dalla bella barca della San Lorenzo, confiscata ad una famiglia mafiosa e donata alla cooperativa per fare attività a favore di giovani e persone in difficoltà e oggi ormeggiata nel bel porto di San Antioco.

Nel racconto sommario non posso che terminare con i nomi del gruppo che è stato insieme per tutti i 4 giorni: Pierre, Jean Marie, Djalmila, Alain, Marco,Maddalena, Giuseppe, Walter, Francesca, Paolo e io naturalmente. E poi tanti altri amici e amiche che ci hanno aperto le porte di Municipi o di case private.
Vi è venuta voglia di venire nel Sulcis con LE MAT? Qui trovate tutte le foto  e potete riguardarvi anche anche il video racconto di Teresa, la Viaggiatrice Le Mat 

A presto Costanza Fanelli

Turistiche o pericolose e illegali da visitare: città fantasma in Italia!!

Viaggiando con Le Mat in questa estate pazzesca…mi sono appassionata di ghost town: città abbandonate per vari motivi a volte economici, a volte per fenomeni naturali o migrazioni o altro ancora.

Questa scoperta inizia per me in luglio in Sardegna, nel Sulcis, in compagnia della cooperativa sociale San Lorenzo. Sono in viaggio con “Teresa”, la viaggiatrice Le Mat che racconta con i suoi video le storie degli imprenditori sociali Le Mat. Un giorno, nel tardo pomeriggio, arriviamo nei pressi di Tratalias ( CI).
Ad un bivio inchiodiamo la macchina, a destra si prosegue per la città nuova, a sinistra per la città vecchia. In mezzo Renate ci fa notare un’opera della cooperativa San Lorenzo: Casa Fenu. Si tratta di un palazzotto signorile, databile alla fine del 1700, appartenuto fino a qualche decina di anni fa ad una famiglia di proprietari terrieri del paese di Tratalias, assegnato in comodato d’uso gratuito dal comune alla cooperativa S.Lorenzo per la realizzazione di una struttura ricettiva che può accogliere disabili, inquadrabile nell’ambito dei progetti della San Lorenzo in materia di ospitalità e turismo.
Già questo mi lascia abbastanza sconvolta, per ora un grande cantiere, un progetto ambizioso…in una realtà economica e sociale molto difficile, con una crescente disoccupazione giovanile, che colpisce soprattutto le donne, e una disoccupazione di ritorno causata dalla dismissione delle attività industriali.

Ma mi manca ancora un tassello fondamentale per capire la portata di questo progetto. Scorgiamo sulla sinistra, poco in lontananza il profilo di una chiesa romanica bellissima: è la chiesa di Santa Maria e quella attorno è Tratalias vecchia.
Ci addentriamo a piedi e qui veramente io e “Teresa” ci sconvolgiamo e non capiamo più niente!!!
Ci ritroviamo al centro di quel che rimane dell’antico villaggio che costituiva l’abitato di Tratalias, prima di essere abbandonato negli anni ’70, in seguito alle infiltrazioni d’acqua e i cedimenti del terreno successivi alla formazione dell’invaso artificiale di Monte Pranu, e rifondato poco distante. Gli edifici del borgo sono tutti ristrutturati e riqualificati a scopo turistico. Ma noi non troviamo nessuno! Tutto chiuso e vuoto.
Una sola porta è aperta, è quella dell’ufficio informazioni turistiche con un ragazzo dentro che assaliamo di domande!
Lui ci dice che nel borgo ristrutturato vengono ogni tanto i bambini a fare dei laboratori ddattici in merito ad antichi mestrieri e artigianato, ma noi chiediamo? e i viaggiatori? e le attività? e le persone ? perchè non ci vengono ad abitare? che sia per una vacanza o per tutta la vita? Sarà pur meglio di quel paesotto nuovo poco più in là!!!
La risposta è ancora più sconvolgente … e con tutto il rispetto non l’abbiamo ancora capita! Ci dice: Nelle case c’è umidità!
Il borgo è bellissimo, non ci vogliamo credere! Un piano di recupero senza persone che lo possano poi animare tenere vivo e sensato!!!
La San Lorenzo si è messa appena fuori al borgo con il progetto della Casa Fenu…e io spero proprio che dia una mano ad innescare questo processo di sviluppo, di creazione di piccole attività artigianali e di piccolo commercio e di ricezione turistica.

Di ritorno dalla Sardegna, trovo nella cassetta della posta, la rivista TERRE di MEZZO cui sono abbonata. In prima pagina leggo Ghost Town, un articolo molto bello su Roscigno Vecchia in Campania, anche questa una città fantasma vittima di una frana, leggo con avidità e scopro che anche in questo caso una storia senza senso! Ma anche tanta gente che si impegna per ridare una seconda opportunità a questi luoghi abbandonati.

Poi è la volta della Sicilia. Siamo in agosto e questa volta consapevolmente, accanita nella mia ricerca di senso delle città abbandonate, vado nei luoghi del terremoto del 68 nel Belice. Accompagnata questa volta dalla cooperativa Adaciu che già con Le Mat aveva percorso un pò della sua storia.
Questo viaggio nelle ricostruzioni comincia da Gibellina Nuova con una guida d’eccezione: Gioacchino vive a Gibellina, è socio della coop Adaciu che cerca di crerae opportunità di lavoro per i ragazzi giovani, architetto e anche assessore a Gibellina. Direi uno molto COINVOLTO. La sua narrazione ci prende emotivamente per diversi motivi, insomma anche noi proveniamo da una regione italiana, l’Umbria,  in cui le vicende dei terremoti hanno cambiato la storia delle persone..ma non così tanto come qui. La vicenda di Nocera Umbra dovrebbe averci già ben temprato, ma il senso di sgomento prevalica!.
La visita agli spazi della città di Gibellina nuova comincia davati alla classica mappa del paese e già da qui si capisce con che abbiamo a che fare. Tutti riconoscono un valore artistico straordinario a questa città, per gli interventi di grandi nomi dell’architettura italiana come Quaroni, Venezia, Consagra, Thermes e Purini e altri, Gioacchino ce ne illustra l’essenza ma non dimentica di presentarci e raccontarci anche la quotidianità del vivere in questo museo all’aria aperta pieno di contraddizioni!
Noi non possiamo non sconvorgersi … sembrava non mancare niente: i soldi, un’idea illuminata, un sindaco innovatore, la contaminazione fra la popolazione e gli artisti chiamati a lavorare per la ricostruzione, un progetto che non si dimentica degli spazi per la socializzazione, per la cultura…cosa è andato storto dopo? Perchè le piazze sono vuote, le strade pedonali sono diventate una discarica, la gente si muove solo con la macchina? Perchè i giovani gibellinesi scappano? Perchè le manifestazioni culturali, pur di grande rilievo, non riescono ad attrarre sufficienti persone per popolare la città?
Dal confronto anche con altri membri di Adaciu e con la famiglia Gucciardi che ci ospita ci facciamo un quadro di ipotesi, complesse, che riguardano tanti!.

Nel pomeriggio, Amelia e Maurizio, ci accompagnano a Gibellina Vecchia e a Poggioreale Vecchio. Due casi moto diversi fra di loro..forse nenache paragonabili.
Al crepuscolo ci addentriamo nella Valle del Belice, il paesaggio è fantastico e sempre caratterizzato dalla grande presenza di coltivazioni di vite, alle spalle lasciamo la nuova Gibellina. Attraversiamo i ruderi di Salaparuta, altra località colpita dal terremoto e ricostruita altrove, ma senza fermarci, proseguiamo per Poggioreale.
Un cancello ci sbarra la strada, Maurizio ci dice che il sindaco ha fatto un’ordinanza che non si può più entrare per motivi di sicurezza…entriamo ugualmenet è un brulicare di gente che si aggira per la città fantasma.
Tutto è rimasto come 40 anni fa, qui il terremoto non ha raso al suolo come a Gibellina…si sarebbe potuto recuperare!
E’ impressionante e penso di non saper trovare le parole…il tempo passato ha ovviamnete peggiorato le cose, ma possiamo ancora ammirare quanto bella doveva essere, senza retorica mi sembra di immaginarci la vita dentro. La tentazione di entrare dentro qualche edificio meglio conservato è troppo forte! Amellia e Maurizio ci indicano: la scuola, la posta, la macelleria, il teatro, le chiese, in qualche posto ci intrufoliamo, non siamo i soli. Mi immagino gli abitanti che tornano a prendere le proprie cose…e penso e chiedo “Ci sono stati episodi di sciacallaggio?” Ovviamente si…e mi fa tristezza.
Si scorge la Poggioreale nuova…in basso, penso ai padri o ai nonni che portano i propri figli a far vedere dove abitavano o lavoravano prima…Maurizio mi conferma che è così e che loro stessi ( Adaciu) hanno organizzato piccoli eventi della memoria, drammatizzazioni, racconti, testimonianze molto partecipate e sentitre dai locali…mi viene in mente il viaggio di Paolo Rumiz per i luoghi abbandonati d’Italia e quella testimonianza di un uomo che dice: “Ricordare che cosa faceva tuo padre lì…” Non vedo l’ora che esca il film documentario!
Si sta facendo buio e dobbiamo trasferirci al Cretto.

E’ il crepuscolo, il cretto di Burri quasi quasi mi sembra una liberazione! Penso: almeno Gibellina Vecchia è stata sottratta al triste destino di Poggioreale, almeno qualcuno l’ha consacrata per sempre.
Si questo penso sinceramente!
Mi piacerebbe che tornassero quegli anni in cui il cretto era un magnifico set per il teatro e la danza di altissimo livello…al Museo della Fondazione Orestiadi ho ammirato le macchine di scena di queste prime opere. Anche noi abbiamo il diritto di fruire nuovamente di questo! Altrimenti anche il cretto diventa una brutta cosa che necessita di manutenzioni e perde il senso.
In sostanza…però questa grande coltre di cemento bianco che si dispiega sul fianco scosceso della montagna, di fronte al non-sense delle altre città fantasma visitate nell’estate…mi mette più in pace e a distanza di giorni mi resta un misto di sensazioni e riflessioni di cui mi piacerebbe tanto continuare a parlare con i miei compagni di lavoro Le Mat, a cui queste storie appartengono per differenti motivi! Penso a chi è coinvolto professionalmente, a chi è nato lì, a chi in questi luoghi lavora e intraprende per uno sviluppo sensato, a chi seppur a distanza di centinaia di KM vive, lavora, accoglie in altre bellissime e affascinanti TERRE che TREMARONO!

Il vulcano spento…si riaccende! Adesso alla ex-Rockwool di Iglesias si fa bioedilizia!

Ecco un altro giorno in Sardegna con la Cooperativa sociale San Lorenzo …dietro le quinte della Magari Production impegnata nella realizzazione dei videoracconti di viaggio Le Mat!

Non ci volevo credere che una delle nostre cooperative sociali avesse avuto l’ardire di comprarsi una fabbrica, e che fabbrica! Non capivo mica bene..perchè?

Il 18 luglio alle 9.30 appuntamento ad Iglesias alla Ex-Rockwool con Giuseppe Madeddu, presidente della San Lorenzo..con 4 parole ci fa capire questa scelta strategica! Sapevo che 2 giorni prima, il 16 a Milano, erano saliti alcuni dei cassaintegrati della rockwool di Iglesias a manifestare la loro condizione di equilibrio precario, mi sembrava quasi di fargli un torto!
Luciana ci aspetta per farci strada, all’ingresso della zona di Iglesias le miniere abbandonate ( di cui vi parleremo in un altro post)…stanno ad avvisarci che peggio verrà! Intravediamo il “mostro” della fabbrica, in punta di piedi entriamo…negli uffici ora lavora il personale amministrativo della San Lorenzo.

Alle pareti la memoria della fabbrica: le carte geologiche della sardegna, le concessioni minerarie, le piante degli impianti, mission e vision della vecchia rockwool, i cartelli della sicurezza!

Dal 1998 al 2009 la fabbrica produceva oltre un terzo dei pannelli di lana di roccia necessari per coprire il mercato italiano, ma è stata chiusa per gli eccessivi costi per il trasporto merci e per lo smaltimento dei rifiuti derivanti dalle lavorazioni.

Impiegava un’ottantina di lavoratori. Giuseppe ci dice: “Quando Rockwool ha deciso di chiudere per delocalizzare ci siamo posti il problema di come andare avanti perché la San Lorenzo, con la fabbrica di lana di roccia è cresciuta occupandosi di tutto ciò che riguardava la movimentazione delle merci”. Il primo vero lavoro della cooperativa è stato quello, capisco meglio ora anche questa forte valenza simbolica, l’inclusione lavorativa vera e propria è nata attorno alla Rockwool, Luciana ci racconta come Giuseppe quando diventò presidente ebbe l’idea di insegnare ai ragazzi della comunità a fare questo mestiere per poi proporsi alla multinazionale danese! Vi pare poco?

Prosegue la visita alla fabbrica.
Passo davanti alle aree di stoccaggio delle materie prime…ci sono ancora dei residui…i bambini ci ficcano subito le mani..e sinceramente anche io. Giuseppe ci fa vedere pezi di ossidiana: è uno scarto della fusione dei basalti, eh si perchè il processo di produzione della lana di roccia ha inizio con la fusione della roccia vulcanica ad una temperatura di 1500 °C, per raggiungere queste temperature si usa il coke anche di questo nel piazzale se ne trovano svariate tracce. Come scarto della fusione si ottiene l’ossidiana: Giuseppe la fa vedere ai bambini e dice loro che è preziosa e che ci si fanno anche i gioielli…ne rubiamo qualche pezzo!

Ora non interessa più la linea produttiva della lana di roccia, tanto che la cooperativa sta vendendo gli impianti e…riusando ai propri scopi quello che serve.
Ora in fabbrica si fanno a mano i MATTONI IN TERRA CRUDA.
Ad esempio i carrelli che si usavamo per il trasporto della roccia adesso la San Lorenzo li ha attrezzati a 2 piano per poterci costruire direttamenet sopra i mattoni in modo poi da muoverli più facilmente. Stefan prova ad alzarne uno già essiccato non pesa poco! E’ pieno , mica forato!
Assistiamo alla lavorazione, facciamo molte domande a Giuseppe, che ci racconta le proprietà della terra cruda, i costi, il prezzo di vendita e nasce subito uno slogan: 1 mattone, 1 euro! Ci sembra un giusto prezzo!
I bambini sono attratti dal mescolatore, dalle grandi presse di paglia, dagli stampi..vorrebbero tanto mettere le mani in pasta anche loro…ma lo faranno ben presto nel pomeriggio a Serrenti!

Si entra ora proprio in fabbrica e da quel che rimane, molto, si ha proprio l’idea del VULCANO ARTIFICIALE! fa una certa impressione, e subito ci appare come un set perfetto per il film, e un luogo da far visitare a tutti i viaggiatori Le Mat!!!
I lavoratori della San Lorenzo stanno smantellando molti impianti, i cavi che dismettono hanno un diametro impressionante, filtri, nastri, preriscaldatori, postbruciatori, estrattori, depuratori..solleticano le mie conoscenze da ingegnere ma …un’altra idea piomba sul campo! Stefan e Renate vogliono organizzare una danza/spettacolo in fabbrica per raccontare a tutti il grande progetto della San Lorenzo di essersi fatta carico di una cosa del genere, di essersi inpegnata per una riconversione post-industriale vera e propria!

E così si fa: Giuseppe, Luciana e Riccardo ( l’uomo dei numeri…) non ci dicono di no e 4 giorni giorni dopo guardate che accade!!!!

Tutte le foto della giornata qui!

Abitare la terra

Risponde completamente a ciò che vogliamo per il nostro tempo e per le generazioni future: naturale, ecologica, abbondante, facilmente disponibile ed accessibile al maggior numero possibile di persone! E’ la terra, quella che abbiamo sotto i piedi. La terra del suolo, estratta a pochi centrimetri di profondità, opportunamente scelta, lavorata, messa in forma e lasciata asciugare.

Realizzare mattoni in terra cruda sembra un gioco da bambini! E così è stato per noi, il 18 luglio a Serrenti nella Sardegna Meridionale del Medio Campidano.

Stiamo viaggiando sulle tracce delle “relazioni di senso” della nostra cooperativa sociale San Lorenzo: oggi ci portano ad incontrare Walter Secci, segretario dell’Associazione Nazionale Città della Terra Cruda, lo incontriamo a Samassi dove ha sede la Associazione.

Accostiamo su una stradina, di fianco subito un segno della cultura locale del costruire in terra, poi Walter ci conduce presso la sede dell’associazione  e della biblioteca comunale: una casa di terra! una costruzione tradizionale, con un grande portale filo strada al di là del quale si svolgeva tutta la vita: abitare, conservare e trasformare i prodotti dei campi, il ricovero per gli animali da lavoro, la piazza per la socialità!

Da qui parte il nostro viaggio alla scoperta della cultura della Terra Cruda. Ci incuriosiscono le sperimentazioni, le contaminazioni, l’uso degli spazi ( ora collettivi per attività artistiche e culturali) il tutto in un perfetto equilibrio  tra il recupero di una cultura ancestarle e l’innovazione.

Ad accoglierci in questa culla delle costruzioni in terra anche il Sindaco di Samassi che trascorre con noi il tempo del pranzo: i bambini che sono con noi sicuramente non facilitano la conversazione…ma riusciamo a intenderci sul fatto che è proprio giusto valorizzare la tecnica del crudo, lui ci racconta che con lo svolgimento dei tempi costruire con la terra è stato considerato obsoleto e, soprattutto, per molti, indiscussa testimonianza di povertà, di emarginazione a livello sociale e culturale. Ora invece ci si sta riavvicinando, e la gente capisce che è naturale, è un diritto, noi diciamo a Walter e al Sindaco che lo vogliamo raccontare nel nostro film – racconto di viaggio.

Tocchiamo con mano questo NUOVO interesse per l’arte del costruire in terra cruda, nel pomeriggio, quando ci spostaimo a Serrenti. Qui si sta svolgendo un workshop internazionale di progetto e costruzione con la terra cruda.

Una quindicina di studenti di architettura provenienti da tutta Italia, coordinati dall’architetto Maddalena Achenza ( che subito si fa chiamare Madda dai bambini) e da un maestro peruviano.

Li abbiamo visti mettere le mani in pasta, sporcarsi, toccare la materia, Renate ci fa notare come questo per degli studenti di architettura sia raro e prezioso. Concordo. Mi scorre, in effetti, davanti agli occhi anche la mia carriera universitaria e penso che sono dei ragazzi fortunati.

Ragazzi e docenti presto adottano i nostri piccoli muratori e li mettono al lavoro: setacciare la terra, aggiungere la sabbia, mescolare, aggiungere l’acqua, introdurre la paglia, impastare, lavare lo stampo, riempire, rasare, sollevare e si ricomincia. Insieme.

Intanto Stefan e Silke intervistan, catturano espressioni, colgono i segreti della Terra Cruda in video!

Ci sono anche due ragazzi della Libia che partecipano al grande laboratorio. Si imparano anche archi, volte e cupole. Scopriamo che stanno costruendo la cupola per il forno comunale, giovedì sera provano il forno con una pizza tutti insieme, come vorremmo essere invitati e tornare!

Ma è ora di andare; torneremo, a trovare Walter, nella sua casa di terra a Villamassargia! Alla prossima!

Nel Sulcis – Iglesiente…progettando con la cooperativa sociale San Lorenzo

Di ritorno da una settimana ad IGLESIAS e nel SULCIS – Iglesiente

SU PARIS in sardo significa INSIEME ed è il nome di un progetto per lo sviluppo di una impresa sociale nel turismo, di un sistema di turismo comunitario e inclusivo nel SULCIS – IGLESIENTE.

La cooperativa sociale San Lorenzo è socia Le Mat ed è una realtà d’impresa sociale di tutto rispetto qui – oltre 200 lavoratori, molti, moltissimi progetti di inclusione, attivi in diversi lavori e ora anche nel turismo….hanno una motonave – la Sara IV sequestrata dal narcotraffico http://sara4ta.wordpress.com/ – ancorata al Porto di Sant’Antioco http://sara4ta.wordpress.com/dove-siamo/ , presto apriranno un rifugio nella foresta del Marganai e poi a Trattalias http://casafenu.wordpress.com/ ….insomma, c’è tanto da fare per far funzionare tutto e quindi….SU PARIS!!!

“Immaginate. Una terra fra le più antiche d’Italia. Distese di ulivi, chiome ondulate mosse dal vento, vigneti baciati dal sole, boschi mediterranei in cui si confondono il profumo di mirto e lentisco, cisto e rosmarino, corbezzolo e ginepro. Seguite il vento che soffia, a cavallo di candide dune di sabbia, scogliere a picco…” così ci racconta il sito della provincia di Carbonia – Iglesias http://www.sulcisiglesiente.eu/

“Perchè venire nel Sulcis-Iglesiente? Per le spiagge, ovviamente, ma anche perchè è la culla del primo parco geo minerario al mondo riconosciuto dall’Unesco, le miniere custodiscono l’eredità di secoli di storia, dai fenici fino alla seconda metà del 900…Inoltre il Sulcis Iglesiente custodisce altri straordinari tesori: siti e reperti archeologici nuragici e fenici, romani e bizantini, tra cui le uniche catacombe di tutta la Sardegna….” Ci racconta invece www.sardegnasulcis.it

Andando più a fondo troviamo un articolo di Andrea Pubusa “Che tristezza, il mio Sulcis, secondo l’Unioncamere, è la terra più povera d’Italia! Possibile! Abbiamo sempre pensato che l’indigenza più nera colpisse le province del profondo Sud e invece ce la troviamo in casa. ma proprio Carbonia ed Iglesias non l’avremmo immaginato. Centri minerari ad alto tasso di occupazione nel primo dopoguerra, terra di immigrazione da tutta Italia….”

E sappiamo di Portovesme, frazione di Portoscuro sede dell’Euroalluminia, abbiamo letto i giornali … http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/portovesme-i-fanghi-rossi-fanno-paura-nel-sulcis-si-teme-una-catastrofe/2541582 ….insomma, qui in Provincia di Carbonia – Iglesias ci sono molte cose che si contraddicono vale davvero la pena capirci un poco di più….

Qui troviamo anche le donne di  Domus Amigas una storia importate per il turismo responsabile “Il circuito “Domus Amigas” nasce all’interno dell’Associazione “C.S.A. – Centro Sperimentazione Autosviluppo” come rete di ospitalità diffusa nel Sud-Ovest della Sardegna nelle famiglie che hanno la possibilità e la voglia di farlo. L’intento è quello di promuovere un turismo responsabile, ecologico, leggero, a basso impatto ambientale, per valorizzare la bellezza del nostro mare, dei nostri monti e delle nostre campagne; ma anche dare nuova vita alle nostre tradizioni e alla nostra storia, con particolare riguardo alla recente storia mineraria, per conservare oltre che la memoria, il ricchissimo patrimonio che abbiamo ricevuto in eredità e farlo conoscere ai nostri figli e agli amici…..”

Il progetto SU PARIS in cui Le Mat ha un ruolo di consulente vuole far nascere una nuova cooperativa, mettere i rete le abilità, le idee, le necessità di inclusione, di un lavoro sensato, di un altro progetto di sviluppo….Si parte da un gruppo di soci e responsabili della San Lorenzo e dai giovani che hanno voglia di fare a partire del basso Sulcis, i Comuni attorna a Masainas.

Abbiamo iniziato a progettare e a gennaio parte un percorso di formazione imprenditoriale…presto le proposte….

LE MAT SI RINFORZA IN SARDEGNA…..